Pubblicato in: editoria, eventi, libri, presentazioni

Egomania dell’autore medio

Domenica sono andata a un evento della mia vecchia casa editrice; l’invito è arrivato “per fare numero” (e comunque mi fa piacere vedere che non sarebbe stata necessaria la mia presenza, ma immagino sia anche per la promessa di cibo gratis la domenica mattina XDDD) e io ho deciso di andare soprattutto per salutare un paio di “miei” autori con cui il rapporto di lavoro si era chiuso in maniera un po’ burrascosa causa soprattutto la mancanza di tempo per fare tutte le revisioni necessarie.

Il resoconto generale potete trovarlo dalla mia ex socia —> “se non potete essere dei grandi scrittori, siate almeno dei grandi lettori” (cit.)

Comico tra l’altro che il nostro ex capo si sia interrogato sul fatto che ci conoscessimo io e lei, visto che non solo abbiamo lavorato dei mesi insieme in ufficio, ma siamo arrivate all’aperitivo insieme, ci siamo sedute vicine e abbiamo chiacchierato buona parte del tempo. Ma si sa che noi attacchiamo bottone con chiunque… Anche no. XD

Ad ogni modo, quello che mi ha davvero colpito è in ogni caso l’ego degli autori coinvolti. Inutile dire che a ogni presentazione si raccontano le peggio fregnacce sulle motivazioni che hanno portato a scrivere un determinato libro, su quanto è stato più o meno difficile il rapporto con il redattore di turno e le modifiche da apportare alla prima bozza, come spiegare la sua storia… Però rimango sempre sorpresa fino a che punto le persone se la raccontano, specie quando hanno pagato per essere pubblicate.

Così è capitato di sentire l’autore che crede di aver inventato il genere dei demoni dall’aspetto innocente-tenero che nasconde la natura malvagia dell’essere (che voglio dire, potremmo ricollegarci quanto meno già alle donne diaboliche della letteratura di fine ottocento-inizio novecento, volendo, per rileggere un intero filone importante dell’horror), quello che fa riferimento a un’ambientazione mai citata in due anni e, soprattutto, che non si intuisce affatto dal libro, parlando anche di lettori affezionati al suo personaggio che chiedono a gran voce un seguito (quando c’è stato un lavoro da parte di due persone infinite per renderlo quanto meno non antipatico), per arrivare al top, l’autore che si vanta di essere un perfezionista delle revisioni e dell’editing, quando io so, perché IO LO SO, che sono state impiegate almeno quattro persone per sistemare il suo manoscritto, e che quando gli è stata mandata una serie di suggerimenti per migliorare alcuni passaggi deboli o un po’ abusati ha chiesto le credenziali dell’assistente editor per sapere se fosse qualificata per giudicare il suo lavoro. Un maniaco perfezionista che non ha neanche saputo applicare lo stesso set di punteggiatura per i dialoghi, cambiando da virgolette alte, basse e trattini a seconda dell’umore.

È anche brutto vedere che le persone non sanno spiegarti perché hanno scelto uno stile, un target, perché hanno caratterizzato un personaggio con un’età piuttosto che un’altra… Ecco, lì ti aspetteresti piuttosto che inventino (e ci dovrebbe essere un lavoro di preparazione almeno sulle domande più ovvie che capitano a un evento del genere), piuttosto che dire “non lo so, io ho scritto e poi boh, non ci ho pensato”. Allora davvero, quello che chiamo “il mio autore”, quello con cui ho lavorato di più (e da cui mi sono fatta odiare per puntigliosità, tagli e modifiche XD), è risultato il migliore, perché ha saputo spiegare l’idea che c’era dietro la sua storia, cosa l’ha portato a scrivere… Forse di tutta la banda è quello con più esperienza di presentazioni, c’è da tenere conto anche di questo, ma è anche il più piacevole da ascoltare e con cui parlare, quanto meno perché ti dà la sensazione di sapere di cosa parla.

E poi, la chicca finale: tra il pubblico c’era uno degli autori punta della Newton Compton, l’autore del Mercante di libri maledetti, un libro che io ho odiato per la superficialità di personaggi e intreccio (e la mancanza di descrizioni e dettagli), un libro che a quanto pare ha deluso molti (basta andare su Anobii e Goodreads per leggere un bel tot di recensioni spontanee molto negative), soprattutto perché non è stata attesa l’aspettativa creata dalla macchina promozionale messa in piedi dalla casa editrice. Un premio per le vendite come esordiente, grandi pile di romanzi bene in vista nelle librerie più importanti, e tanto spazio online. Uno che, a forza di sentirsi definire il nuovo Umberto Eco, si sente in diritto di spalare merda sull’Eco unico e solo, quando mazza quanta strada ha ancora da fare per arrivare anche solo lontanamente nei dintorni del livello del Nome della rosa. Sempre parlando di ego…
Chissà come avrebbe reagito sapendo che non ho collegato subito nome e titolo, o che il suo primo libro non mi è piaciuto per niente.

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