Pubblicato in: libri

Degli aspiranti scrittori

La tesi mi ha completamente risucchiata, anche se ancora continuo ad avere pezzi da mettere qua e là ma non si vede il filo logico di quello che vorrei mettere insieme. Andiamo bene.

Ieri pomeriggio però un’amica mi ha passato il link al sito degli Esclusi da Masterpiece, e ho fatto un giretto. Io ho deciso di non vedere Masterpiece. Mi lascia molto perplessa l’idea di scegliere un romanzo da pubblicare attraverso un format del genere, è sicuramente una sfida inedita ma mi sembra un metodo per creare interesse intorno al fantomatico autore che vincerà la possibilità di pubblicare, in modo da assicurarsi un tot di vendite notevole per un esordiente. È sempre un gran dramma, lanciare un emerito sconosciuto: richiede una cifra alta da parte dell’editore per creare attenzione intorno al romanzo, per pubblicizzarlo, per riservargli un po’ di visibilità sugli scaffali delle librerie… E se poi non va? Eh, devi confrontarti con investimenti a fondo perduto. Credo che gli editori si sognino di notte i camion della distribuzione che riportano indietro le copie degli esordienti invenduti, in particolare in un momento di crisi come questo.

Il passaggio in televisione sicuramente offre visibilità e attesa. Ho letto che molti sostengono che i romanzi finalisti siano stati scelti non per meriti letterari ma per le storie personali degli autori, definiti su internet “casi umani”. Eh beh, gente, anche quello vende. Il “caso” (umano o meno) del personaggio-autore contribuisce a pompare il caso letterario, non sorprendiamoci dell’ovvio. Leggo molto divertita i commenti su facebook di qualche amica che guarda il programma e si sorprende di quanto sia trash.

Così, apro il link… Momento, faccio una parentesi.

Io sono di quei lettori che ormai non si fidano più delle quarte, che saltano spesso i banchi novità in libreria, che brucerebbero le fascette che millantano premi fantomatici, paragoni troppo ingombranti (quanti nuovi Harry Potter o Nome della rosa avete mai incrociato in libreria?), recensioni internazionali improponibili, o quaranta edizioni in sei mesi. Nell’ultimo caso mi metto anche a ridere facendo i conti su quante centinaia di volumi debbano costituire la singola edizione, per arrivare alla quarantesima in meno di un anno. Sono cinica, scettica e sfiduciata. Mi annoiano le promesse sensazionalistiche delle pseudotrame, non leggo le recensioni ufficiali, che sempre più spesso mi sembrano riprese più o meno fedeli dei comunicati stampa ufficiali mandati dalle case editrici.
Nonostante tutto questo, leggo tantissimo. Mi affido principalmente a nomi che conosco, al passaparola delle amiche avide lettrici quanto me e ai social Goodreads e Anobii, leggendo le recensioni degli utenti, o ai blogger con cui mi sento in sintonia. Come se non bastasse il mio scetticismo di lettrice, ho lavorato un po’ come redattrice, anche se oggi sono più indirizzata verso la grafica editoriale, e in particolare per il primo periodo leggevo i romanzi in entrata e li commentavo per valutare se fare una proposta per l’inserimento nelle collane della casa editrice. Mi sono fatta subito conoscere come acida e inflessibile, nomea che ho consolidato con quasi un decennio di lettura e scrittura nel mondo delle fanfictions. Non schifate le fanfictions, è un mondo variegato e variopinto dove, con un po’ di buona volontà e lo stomaco forte, si possono trovare dei veri e propri gioielli. Cito la mia esperienza non per tirarmela da esperta, ma solo per dire che dopo mesi e mesi di mamme e maestre che ti mandano raccolte di filastrocche più o meno tutte analoghe tra loro e aspiranti romanzieri che si ispirano più o meno spudoratamente a nomi immensi della letteratura internazionale… Ecco, le presentazioni degli aspiranti autori che scrivono perché guidati da un istinto superiore o che si presentano da anticonformisti nella maniera più conformistica che ci sia mi rendono particolarmente suscettibile.

Questa lunga parentesi serve a spiegare lo spirito scettico ho aperto il link ieri. E, devo dire, le mie nere e lugubre aspettative sono state soddisfatte in pieno: l’intro del sito annuncia lo sgomento e l’incredulità di chi ha tentato di passare le selezioni del talent ed è stato rifiutato ai vari step, tra chi ha fatto i colloqui e chi è stato scartato ancora prima. Le allusioni non tanto sottili verso invece chi ce l’ha fatta, sui meriti dei finalisti, il dubbio cinico su quali siano stati i criteri per selezionare questi concorrenti. E, siccome era un peccato sprecare il patrimonio letterario raccolto per il talent (cito letteralmente), i respinti hanno messo su il sito… Non si capisce bene a che scopo, forse per leccarsi l’orgoglio ferito uno con l’altro, visti i commenti, forse sperando che qualche selezionatore o agente letterario passi sulla pagina di uno dei romanzi scartati e lo voglia proporre ai grandi editori italiani.

Il post di introduzione non mi mette molto di buon umore. Nella mia testa si materializzano file e file di esordienti incazzosi e offesi che cercano un po’ di notorietà con quello che scrivono, e mi chiedo se forse non dovrei chiudere e lasciare perdere. Sarebbe stato semplice, e mi sarei risparmiata un po’ di nervoso, però sono curiosa come una scimmia e questo lato del mio carattere tende a vincere sul resto, per cui… clic!

Ho letto una decina di sinossi, poi ci ho rinunciato. Perché? Intanto, perché non ho trovato sinossi. Ho trovato testi da quarta di copertina, proprio quelle pseudotrame che in libreria mi rendono sospettosa e diffidente. Esattamente come mi succedeva spesso in ufficio.
Ora, quando si presenta un romanzo a un editore (e credo si dovessero considerare così i selezionatori dei concorrenti), si deve scrivere una trama chiara e completa, un quadro delle tematiche trattate, ambientazione spaziotemporale ben definita… Lo scopo è dare dunque un quadro completo dell’opera in poche righe, così da rendere subito chiaro all’editor/selezionatore di una casa editrice se per il romanzo in questione c’è possibilità d’inserimento nelle collane di narrativa. Masterpiece è prodotto in collaborazione con Rizzoli, e mi pare che questo dato sia stato esplicitato da subito (ricordo almeno qualche lagna online vecchia di mesi sul “bah, selezionare così un romanzo per una casa editrice così importante e di prestigio, che tempi…”), per cui il primo criterio che sarà stato considerato è la possibilità di inserimento nelle collane di Rizzoli. Quanti aspiranti concorrenti hanno reso chiaro come il loro romanzo potesse essere compatibile con queste collane? Di quelli che ho beccato io, nessuno (ma dipende se è stata pubblicata tutta la sinossi o solo la trama). Ad ogni modo, mandare una sinossi non ha lo scopo di conquistare dei lettori, ma di fornire una analisi chiara e obiettiva del romanzo che si va a proporre. Già chi non ha centrato questo punto per me doveva già essere fuori.

Poi aggiungo cose che mi hanno colpito. Al primo posto, la confusione nelle “sinossi” che ho letto: ha senso, mi chiedo io, anticipare tre o quattro piani narrativi diversi in poche righe, se non si comprende nemmeno quale dei vari è quello portante? Un sacco si concentrano a spiegare nei dettagli l’antefatto delle loro storie, lasciando la trama dell’azione vera e propria al mistero e alla sospensione. Non mi aspettavo certo di leggere i finali, ma se non si capisce di che parla il romanzo qualcosa non va.
Al secondo posto, la quantità di errori che ho beccato. Spero di averli beccati tutti in quelle dieci sinossi che ho aperto, dalla carenza ortografica di certi pezzi alle consecutio temporis ciccate con un bel passato remoto in contemporaneità con dei presenti, alle frasi arzigogolate che alla fine lasciano solo un gran senso di fuffa. E ripetizioni, preposizioni improprie, dialettalismi… Ma è solo una presentazione, mi sento già rispondere, poi il romanzo è meglio, sono solo sviste. Capito, ma se vi dovete proporre in dieci righe e c’è uno di questi errori o un mix dei vari… Siete fuori, citando il capoccia di un altro talent così ben imitato da Crozza.
Al terzo, la banalità media. Come già detto, da circa dieci anni bazzico il mondo delle fanfiction, e per un attimo ho avuto la sensazione di aver aperto uno degli archivi dedicati per errore. Self-inserction, autobiografie o biografie rimaneggiate, rimaneggiamenti pastrocchiati di temi d’attualità, il cliché del romanzo storico serva-padrone, il filone pseudo-erotico portato avanti dalle (sigh!) 50 sfumature di fuffa… Quelle che ho capito, perché poi ci sono le mie sinossi preferite: gli ampollosi vagheggiamenti del nulla.

Io sono ipercritica, cinica e scettica, ma mbo, non ho letto nulla che mi abbia davvero incuriosita. Non ho neanche idea di chi sia stato selezionato, per cui non so dire se la scelta sia stata corretta o meno. Sarei però curiosa di sapere quanto, intanto, hanno impiegato questi incazzosi e offesi per scrivere le loro opere. Secondariamente, quanto tempo hanno dedicato alla revisione di idee, stile e sintassi. Terzo, quanto hanno riflettuto su come proporsi. Da quello che ho letto, Masterpiece mi sembra renda l’ennesimo quadro di un’Italia in cui tutti scrivono e pochissimi leggono, ma ancora meno fanno autocritica.

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