Pubblicato in: libri, Passioni

Dieta letteraria

Ho deciso di partecipare su Goodreads a una sfida che vuole imitare il signor Fogg, in un certo senso, e fare il Giro del mondo in 80 libri, ideata sul gruppo della Stamberga dei lettori… anche se al momento ci si è un po’ arenati per carenza di autori da paesi più particolari dei soliti mainstream. In effetti ci sono paesi dei quali è anche solo difficile pensare a una letteratura nazionale, per la loro storia e la distruzione che hanno conosciuto, altri di cui probabilmente non sappiamo quasi niente per carenza di traduzioni arrivate in occidente. Per dire, mi viene difficile pensare a un autore coreano che non abbia a che fare coi manwa (anche se non sono i miei preferiti), e lo stesso per molti altri paesi orientali. Mi consola il fatto di vedere che non sono la sola, tanto che sul gruppo molti hanno aggiunto Marguerite Duras per contare nella propria lista il Vietnam, nonostante questa autrice scriva in francese e tale sia considerata. A parte la devastante solita carica competitiva che mi ha preso (devo lavorare anche su questo, sigh), questa iniziativa mi ha fatto pensare alla mia dieta letteraria.

Si parla fin troppo spesso di dieta mediatica – o almeno, io tra il mio campo di studi e il settore in cui mi auguro di trovare presto un impiego ne sento discutere fin troppo spesso – però mi ha incuriosito scorrere il mio scaffale immaginario sui social per capire come esattamente si ripartisse da un punto di vista geografico/culturale. A proposito, se siete su Goodreads sono anche lì Rowizyx, se volete aggiungermi.

Scorrendo un po’, direi che la mia libreria non si discosta molto da quello che normalmente viene proposto negli store italiani:

  • molta narrativa britannica, americana e italiana (per lo più contemporanea con un po’ di recupero dei classici letti per lo più ancora ai tempi della scuola, o per l’università)
  • narrativa francese, qui più classici che contemporanei per la mia passione dei grandi romanzi ottocenteschi a puntate (il mio rapporto di odio/amore con Hugo è un must)
  • narrativa giapponese – non conto i manga qui perché sennò ci sarebbe un ribaltone epico – dove Murakami la fa da padrone indiscusso; continuo a trovare ostico Mishima e devo iniziare Ōe, che è già sul mio scaffale in attesa.
  • narrativa europea random: poca, per lo più nordica e tedesca. Non ho mai iniziato gli autori della grande letteratura russa perché per anni ho detestato chi li leggeva per darsi un tono e non volevo esservi accomunata, anche sarebbe l’ora di cominciare.
  • narrativa indiana e cinese, che metto insieme in quanto minoranza, per lo più indiana con i grossi tomi di Mo Yan in aggiunta. Abbiamo un conto aperto, io e Mo Yan. Molto aperto.
  • narrativa sudamericana: il Cile qui la fa da padrone, inutile a dirsi. Fin da ragazzina ho amato Allende e Sepulveda, e nella mia libreria ci sono moltissimi dei loro lavori. Diciamo che da loro comprerei/leggerei veramente di tutto, e non è un mistero. Di recente ho cominciato un giretto in Argentina (complice la malsana passione per i dittatori argentini e le loro mogli platinate che presto o tardi prende tutti gli amanti dei musical di Andrew Lloyd Webber), e vorrei sfruttare i mondiali per conoscere meglio la letteratura brasiliana.

Sono quindi molto occidentalizzata, anche se amo gli autori considerati inglesi o americani per formazione e lingua in cui si esprimono ma che parlano dei loro paesi d’origine come Ishiguro, o in generale romanzi che parlano di luoghi esotici e culture diverse cercando di mettere da parte il taglio “coloniale” con cui di norma gli occidentali si rivolgono a stili di vita diversi. Per finire il giro del mondo in 80 libri, però, ho intenzione di andare in cerca di autori africani, perché ho scoperto che esistono più traduzioni di quello che si pensa, anche se magari sono poco conosciute, e sono curiosa di vedere l’Africa dal punto di vista di chi l’ha vissuta o la vive tuttora. Mi lascerò colonizzare, dunque, in cerca di visioni del mondo assai diverse dalla mia. Che è sempre una scoperta affascinante, con gli autori giusti.

E voi? Cosa leggete di più? Avete mai fatto caso a come si dividono i libri per continente sul vostro scaffale? Com’è la vostra dieta letteraria, mangiate etnico o siete più riluttante ai gusti diversi, magari speziati o con ingredienti che non conoscete?

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