Pubblicato in: libri, Recensioni

Letture di giugno, 3 di 3

E chiudiamo l’argomento con l’ultima cinquina di giugno, che comprende un paio di libri che avevo snobbato spesso perché troppo… ovvi. A volte forse evitare libri che tutti hanno o dicono di aver letto e consigliano è una specie di forma di difesa, soprattutto se non riscontrano i propri gusti personali, magari perché un professore del liceo si è perso secoli dicendo che non si poteva vivere senza, a volte però si perdono delle occasioni. Mi piacciono i social sui libri proprio perché offrono la possibilità, tra consigli e gruppi di lettura, di recuperare alcuni di questi libri. E questi due libri sono…

copertina-di-una-delle-tante-edizioni-pubblicate-in-italia-di-madame-bovary-mondadoriMadame Bovary di Flaubert; cominciato per una lettura di gruppo, mi ha sorpreso molto per la critica che Flaubert fa a tutta la società in cui l’autore viveva, secondo me ha dato molto più scandalo questa descrizione per certi versi spietata della borghesia francese che la condotta sessuale della protagonista in sé. Piùh che si faccia gli amanti, secondo me era inaccettabile una rappresentazione di donna insoddisfatta della vita coniugale e della sua mancata realizzazione come madre, così come la critica al marito, che essendo innamorato e felice dà per scontato che lo sia anche la moglie e fa potentemente la figura del gonzo a livello matrimoniale, così come nel suo lavoro è altrettanto inetto e per niente ambizioso (e anzi, l’unica volta che prova a fare l’innovatore, spinto dagli altri, rovina un ragazzo). È un ritratto della famiglia media francese che di certo all’epoca non è stato per niente apprezzato. Non rientra nei miei preferiti ma sono contenta di averlo letto.

memorie-di-adriano Il secondo è Memorie di Adriano, della Yourcenar. Ricordo di averlo iniziato almeno un paio di volte, in passato, ma per qualche motivo non ero riuscita a superare le prime cinquanta pagine. Una volta di certo è successo intorno ai sedici anni e non era proprio la fase giusta per un libro così, col senno di poi, o forse la commistione di generi mi aveva confusa, non mi ricordo. L’ho ripreso per il famoso giro del mondo in 80 libri, Ho apprezzato moltissimo come l’autrice è stata in grado di annullarsi in questo libro: si dice sempre che uno scrittore non deve trapelare in romanzo, o in ogni caso non deve prendere il posto del narratore o del protagonista, e qui Adriano è protagonista assoluto, con la sua voce e una ricchezza incredibile. Far parlare un personaggio storico è sempre difficile, perché anche in quei casi in cui ci sono molte fonti è in ogni caso complicato rendere un carattere o una personalità. Adriano è completo nell’analizzare la sua vita, le sue opere da imperatore, i suoi rimpianti e l’eredità che lascerà al suo successore. Alcune riflessioni sul potere e lo stato credo siano eterne e attualissime. Sono contenta di non averci rinunciato, una lettura davvero potente.

41q8FgrMvDL._L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata è il primo romanzo che ho recensito per la Nicchia. Non mi è proprio piaciuto, ci sono troppi errori da primo romanzo e tanti stereotipi del genere (per non parlare delle diverse consecutio problematiche) per i miei gusti. Senza voler essere polemica, aggiungo che mi è dispiaciuto vedere come una casa editrice come De Ferrari, che nella mia realtà locale è considerata forse il più importante editore di zona (o almeno, così si presenta), abbia mandato in stampa il romanzo di un’esordiente senza editing. Genova non ha un parco editori particolarmente ampio, e per lo più si occupano di storia e arte locali o di pubblicazioni turistiche, per cui ero particolarmente contenta di questa svolta fantasy… Però sono rimasta molto delusa. Temo che il genere ancora sia considerato secondario, minore, o che trattando di creature e luoghi immaginari e di magia non richieda particolare cura, ed è un vero peccato.

136_piatto_lady_HamiltonTornando sul romanzo storico, invece, ho beccato Lady Hamilton per caso sbirciando in biblioteca Sinoué, che ho apprezzato molto con “Il ragazzo di Bruges” l’anno scorso. Lunga premessa: la figura di Lady Hamilton e la storia della sua relazione con Lord Nelson (quel Nelson, sì) mi incuriosivano da un po’, dall’ultima gita a Londra di novembre per l’esattezza. Sono andata a Greenwich e ho visitato Queen’s House, cercando forse lo spirito dei Gentileschi padre e figlia (anche se purtroppo i loro affreschi ora abbelliscono una residenza privata chiusa al pubblico, dannati nobili), e mi sono imbattuta in una mostra di un artista contemporaneo, Yinka Shonibare MBE. L’arte contemporanea ed io… È un rapporto complicato. Non sono snob a prescindere, ma a volte mi sfugge proprio il senso. Questa mostra invece mi è piaciuta molto, perché mischia materiali diversi e si integra con i diversi palazzi di Greenwich, coloratissima e d’impatto. Ma insieme a queste opere, mi hanno colpito tre ritratti posizionati vicini: Lady Hamilton che guarda l’osservatore, Lord Nelson che sembra guardare lei a fianco, e sulla parete accanto la moglie di Nelson, con uno sguardo non troppo lusinghiero rivolto a entrambi. È una disposizione molto British, che non ha bisogno di tanti cartellini. Tornando al libro, quando ho letto il titolo ho voluto approfondire il tema: Sinoué si erge un po’ a paladino di Lady Hamilton, che in due secoli sicuramente è stata bistrattata in maniera esagerata per il suo ruolo di amante non troppo nascosto. In certi punti forse per contraddire i biografi più cinici e acidi di questa donna si espone troppo nell’altro senso e delinea una figura troppo buona, troppo innocente. In genere la verità sta nel mezzo, no? In ogni caso mi è piaciuto togliermi questa curiosità.

Unknown-2Ultimo libro del mese è Cacao, anche questo per il giro del mondo. È un libro così diretto e crudo, nel raccontare le terribili storie dei lavoratori delle piantagioni di cacao brasiliane negli anni trenta che mi ha davvero shockato. In questo libro, contrariamente a quello che dicevo prima, autore e narratore si sovrappongono in un contesto autobiografico (Amado ha vissuto per un periodo a contatto con la realtà che descrivere): è lui che spiega, verso la fine del romanzo, di aver raccolto le storie dei poveri lavoratori e del piccolo “indotto” di baristi e prostitute che si creava intorno alle piantagioni per raccontarle così come le ha ricevute, è lui che rifiuta la possibilità di reintegrarsi nella società borghese in cui era nato per lottare invece al fianco degli ultimi.  Soprattutto non l’ho trovato affatto retorico nelle sue riflessioni: la sua rinascita da militante comunista, per quanto questa parola non sia citata, è sincera e raccontata in maniera semplice e personale, e il libro racconta una versione delle piantagioni ben lontana dalle rappresentazioni irrealistiche fatte dai borghesi (a cui partecipa anche Mária, figlia del padrone della piantagione viziata e inconsapevole della sofferenza che le permette di fare la bella vita, con un articolo che a definirlo fazioso si fa ancora un complimento). Sono davvero contenta di aver letto questo libro, e ho già messo in programma “Gabriella garofano e cannella” per approfondire la conoscenza di questo autore.

 

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