libri · riflessioni

50 sfumature di riflessioni

Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.

E secondo me l’abusatissimo aforisma di zio Oscar in questo periodo andrebbe ricordato più spesso del solito, perché come se non bastasse un certo trailer che passa troppo spesso, qualunque organo di informazione che replica con un battage fastidioso, ci si mettono anche i blogger e chiunque ci tenga a far sapere la propria opinione sul fenomeno del momento. Fenomeno che io non intendo neanche nominare, perché non è mia intenzione associarmi al coro: ci casco, perché la mia bacheca Facebook soprattutto è tutta un pro e un contro (soprattutto un contro), però vorrei cercare di smetterla, perché penso che ogni volta io provo a spiegare perché il fenomeno sia sopravvalutato in realtà non faccio altro che contribuire alla pubblicità che già è stata fatta, e non mi piace.

Questo blog non posterà nessuna critica acida, cattiva e scontata sul film e il libro del momento per due motivi. Prima di tutto, dovrei decidermi a leggere/guardare l’opera da criticare da cima a fondo, e ho già una coda infinita di letture e visioni di film e serie tv che m’interessano che anche solo mi portasse via quattro ore ho almeno una cinquantina (ah ha) di modi in cui impiegarle che preferirei di gran lunga, specie sapendo, dopo aver letto un sacco di screenshot in rete, che ne uscirei col fegato gonfio come manco mi fossi ubriacata di shot d’assenzio nei vicoli tutta la notte. Perciò passo.

La seconda ragione è più complessa. Credo che sia facilissimo sparare a zero su un’opera pessima (senza entrare nel merito dei contenuti, è sempre un po’ mortificante che spopoli un libro con una grammatica e uno stile così poveri, ridondanti di ripetizioni inutili e con un vocabolario elementare), quando si hanno gli strumenti per fare una valutazione critica di quell’opera. Se passano di qua delle Grigette, non vi sto dando delle ignoranti, per cui non incaponitevi subito. Sto dicendo che probabilmente chi ha apprezzato così tanto il fenomeno, ha scarsa abitudine alla lettura: è una conclusione che ho tratto parlandone con conoscenze di diverse età ma tutte abituate a leggere almeno tre o quattro libri al mese, che riportavano uno o tutti e tre i tomi della serie in biblioteca negli scorsi mesi. Lo spettro di risposte passava da “tutto ‘sto casino per questa ******ata?” a “mah sì, una lettura da spiaggia leggera, ci sta”. Parentesi: utenti delle biblioteche tutte, SCROLLATE I LIBRI PRIMA DI RESTITUIRLI SE LI AVETE PORTATI IN SPIAGGIA. Non vi si dice nulla, ma almeno evitate di far trovare la sabbia nei libri ai vostri bibliotecari, dai! O se anche si legge tanto, lo si fa in maniera passiva, lasciandosi portare dalla storia con una soglia di accettazione della credibilità molto bassa.

E qui, a mio rischio e pericolo, mi sento in dovere di citare il mio scheletro nell’armadio come esempio: 2004, 3MSC. Esce il libro per Feltrinelli e la me quindicenne si appassiona, divora il libro in poche ore (complice anche, più che il film, la sua colonna sonora, con Gabriel dei Lamb, che ancora qualche giorno fa è passata in radio e mi ha preso proprio bene), ignoro i problemi di stile e grammatica e le assurdità di trama che a posteriori vedo nette, chiare e orrende e mi faccio prendere dall’onda emotiva. Ero già una fervida lettrice con anche allora, con titoli di letteratura importanti alle spalle, ma ero anche una quindicenne che stava naufragando nella sua prima cotta senza speranza ed evidentemente in quel momento avevo bisogno anche della storia d’amore un po’ tanto becera, della ragazza brava a scuola ma incompresa dalla famiglia in cui identificarmi eccetera. La differenza l’ho vista quando nel 2006 mi è stato regalato il sequel per il mio diciassettesimo compleanno e il pensiero principale nella lettura è stato “ma che è questa merda?” (complice anche il bashing assurdo sulla protagonista del primo romanzo, che ancora continua a lasciarmi perplessa). Al che sono tornata a leggere anche il primo e… Bleah. Come aveva potuto piacermi una roba del genere? Ora, probabilmente il mio stato emotivo ed ormonale nel frattempo era cambiato, e probabilmente avevo cominciato a leggere con un senso più critico, evitando di farmi “portare” dalla storia a prescindere e notando molte più cose nella lettura. Secondo me ha contribuito molto anche il cominciare a leggere ma soprattutto a scrivere (e a farmi correggere, coff) fanfiction, attività che mi ha portato a riflettere molto su cosa renda un testo migliore, sulla credibilità che devono avere i personaggi, le situazioni e i dialoghi, e così via. Sono cresciuta e maturata sia come persona che come lettrice, e di conseguenza certe trame basate molto su una “emozionalità”, intesa come le trame che cercano la lacrimuccia o comunque l’immedesimazione dei lettori in maniera spudorata per vincere facile non mi… circuiscono più. Come tra i due libri di Moccia è stato per Twilight: a pagina 50 ho mollato per la noia profonda che mi suscitava e l’uso della grammatica agghiacciante e dopo dieci anni vivo bene così.

Però non sento di dovermi vergognare perché per un periodo mi è piaciuto un libro pop oggettivamente brutto, se non altro, come nel caso del fenomeno, per le capacità limitate di scrittura dell’autore. Né di doverlo rinnegare, se non per il fatto che rileggendolo ora probabilmente non riuscirei ad andare oltre alle prime dieci pagine, per non sentirmi attaccabile come “divoratrice di cultura”. Secondo me tutti abbiamo uno scheletro nell’armadio, un film stupido che ci fa ridere o ci commuove, un libro che è è giudicato male da una discreta quantità di persone che stimiamo che ci farebbe vergognare e così via. Per cui non mi sento in dovere di far sentire delle sfigate o delle ignoranti chi non è ancora arrivato a considerare la sua passione uno scheletro di cui doversi vergognare.

Perché faccio queste considerazioni? Per chiedere alle Grigette un paio di cose:

  1. Non sentitevi in dovere di giustificare il vostro amore per il fenomeno con chi esprime un giudizio negativo, arrivando anche a toni molto antipatici e aggressivi, ve lo dico da lettrice di fantasy che quando incrocia l’ennesima testa di cazzo che bolla il genere come una stronzata annuisce e passa a parlare con qualcun altro. Soprattutto perché di norma chi ha già un’opinione così forte difficilmente la cambierà in tempi brevi.
  2. Non siate assolutiste: definire il primo libro che vi ha catturato quale il MIGLIORE LIBRO DI TUTTI I TEMPI EVER AND FOREVER è riduttivo, soprattutto per voi, perché vi state impedendo di godere davvero del piacere della lettura. E come sopra, porterà spesso a discussioni antipatiche, specie se portate avanti questo argomento con persone che leggono più di voi. O almeno, io provo sempre fastidio quando qualcuno mi tartassa suggerendomi un libro (ma anche un film o un qualunque prodotto culturale) come il meglio del meglio del “meglissimo” e quando si chiede perché quel qualcuno non ha quasi un termine di paragone. Vi prego, almeno non fatelo con me, sono riuscita a evitare le stragi quando uscirono i vari High School Musical e troppe persone cercarono di convincermi che fossero i MUSICAL MIGLIORI DELLA STORIA, avendo visto forse solo in più Grease e Saturday Night Fever (ecco, anche qui, non si fa con una fan di Andrew Lloyd Webber e del duo Schönberg-Boublil), non vi voglio sulla coscienza.
  3. Continuate a leggere. Avete scoperto il potere dei libri con il fenomeno del momento? Ci sono milioni di altri libri che vi aspettano, e non ve lo dico per un piano malvagio per cui sto cercando di condurvi a rinnegare il fenomeno. Ve lo dico perché è la verità, e vi perdereste qualcosa di meraviglioso se vi fermaste ora.
  4. E magari, se decidete di continuare, fatevi delle domande su quello che leggete. Perché farsi portare dalla trama è bello, ma instaurare una relazione più attiva dà soddisfazioni molto più grandi.

Poi, vorrei dire qualcosa anche ai detrattori. Smettiamola. Non sarà perché voi prendete in giro il fenomeno che le fan smetteranno di apprezzarlo, ma continuerà solo una discussione sterile che non porterà da nessuna parte. Però insomma, l’avete già detto in tutte le salse, all’uscita del primo, secondo e terzo libro, e ora siamo daccapo coi film. Basta. Anche perché appunto, secondo me più si porta avanti una campagna contro il trash del momento più si rischia di portare persone ancora neutrali a leggere/vedere il fenomeno del momento per farsene un’opinione (di solito al grido di “voglio vedere se è davvero così brutto!”) e alla fine si fa solo pubblicità. Perché all’editore, all’autrice e ai cinema non gliene frega niente delle motivazioni con cui si comprano i libri o i biglietti, basta vendere. Fare i detrattori di un’opera trash popolare piace, alla fine, perché è un modo semplice per ottenere consensi in rete… Ma alla fine è tutto marketing gratuito per l’opera trash stessa. Allora chi è più furbo? Non sarebbe meglio spendere tutto quel tempo per proporre titoli di libri e film che avete apprezzato? Questo è tutto ciò che scriverò sulle 50 sfumature di grigio, perciò non provate a convincermi che mi sto perdendo qualcosa a non approfondirne la conoscenza o che dovrei anch’io scendere nella santa crociata contro, grazie.

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2 thoughts on “50 sfumature di riflessioni

  1. Parlo per i detrattori: vedi il fatto è che se quando esce una boiata galattica non si dice, si potrebbe correre il rischio di far passare l’idea che la boiata galattica sia un capolavoro. Purtroppo il silenzio non funziona come arma, non in letteratura e in qualunque altro campo che non abbia parametri fissi per giudicare il valore di un prodotto. Se il fenomeno fosse stato un normale harmony credo che sarebbe passato sotto silenzio. Ma il marketing che ci gira attorno…no, quello è inaccettabile. Quello è dannoso. E secondo me va detto a voce alta. Già il fenomeno precedente (indizio: protagonista sbaluccicante) aveva tirato giù di una spanna i limiti di ciò che era considerato un buon libro. Il nuovo fenomeno è ancora inferiore. E che cavolo, chiunque ami leggere non lo dovrebbe accettare, solo per il timore di offendere qualche ragazzina permalosa. (alzi la mano chi non ha mai ricevuto battute acide su qualcuno dei suoi gusti!)

    1. Però non so quanto sia utile continuare a ripetersi all’infinito in merito. Conosco diverse persone che hanno letto la saga solo perché erano sorprese e incuriosite dall’accanimento di certi blog e certe pagine facebook. Secondo me a un certo punto continuare a parlarne male e con toni sempre più accesi e sprezzanti è marketing a sua volta: tutti gli articoli nella blogsfera funzionano come previsto, riuscendo a tenere i lettori lontani da questa roba, o agiscono da marketing? Io avevo iniziato Twilight dopo le invettive di persone che conoscevo nel momento delle fanfictions appassionate di vampiri classici proprio pensando “dai no, non può essere così brutto”. E come ho detto non ho mai superato pagina 50 per come è scritto, terrificante. Ho visto i film per farmi del ridere e penso che sia incredibile che i fan siano rimasti fan dopo che la Meyer per ben due volte ha promesso LA BATTAGLIA DI TUTTI I TEMPI PAPPAPPERO e poi se ne è tirata fuori con la fuffa più fuffa che si può. Anche lì, non ci si aspetta ogni volta la Battaglia di Minas Tirith, ma non è neanche obbligatorio prometterla e poi evaderla in maniera patetica perché non la si sa gestire.
      Allo stesso modo, io provo veramente fastidio ad aprire anche solo facebook in questo periodo perché la mia bacheca è tappezzata di Fifty Shades: gente che lo denigra con più o meno odio, gente che sfotte il film, gente che difende il film a spada tratta, gente che disprezza il film dicendo che non è all’altezza del libro, pagine di cinema che fanno i conteggi e speculazioni sui possibili sequel… In un modo o nell’altro, chiunque ne parla. E parlandone in loop si continua a tenerlo su.

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