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Acide delusioni #1 – Spectre

Ultimo episodio della saga di 007 con Daniel Craig, nelle saghe da circa una settimana… E speriamo che ci rimanga ancora per poco. Sono andata al cinema venerdì sera e, dopo due giorni di riflessione, il mio pensiero è perfettamente in linea con la reazione a caldo: che film inutile.

E sembrano pensarlo tutti, non in sala, ma sullo schermo e dietro la macchina da presa. Anche gli sceneggiatori, soprattutto gli sceneggiatori. È chiaro il tentativo di chiudere la quadrilogia come se davvero fosse un pacchetto unico non solo per l’attore che interpreta Bond, eppure scricchiola tutto, dall’inizio alla fine, soprattutto perché nega quanto c’era di positivo in Skyfall, a mio avviso. C’era davvero bisogno di un altro Bond con Craig? Da spettatrice e appassionata dico di no: abbiamo cambiato M, abbiamo Moneypenny, Bond è rientrato in regolare servizio ed è finalmente un agente a tutti gli effetti… E papam, ricominciamo da capo, con Bond che non parla con l’agenzia perché vuole lavorare da solo, l’agenzia che lo tratta come un bambino stupido, e il messaggio che si vuole trasmettere è che Bond ha ragione e che i suoi modi rozzi e antiquati battono qualunque qualunque tipo di intelligence sofisticata. 

Ora, mi ricordo di aver visto qualche anno fa (la prima volta in cui Sky ha tenuto su un canale dedicato a 007) un documentario in cui il team di produzione spiegava la fase di stallo che avevano vissuto durante il periodo dei film di Brosnan, con la morte di Broccoli e in seguito al 09/11 e la conseguente voglia di ripartire con un reboot anche per adattare il personaggio all’epoca in cui viviamo oggi… Ricordo che la figlia di Broccoli, lo storico produttore, spiegava che per prima cosa sentivano di dover rispondere per prima cosa a una domanda chiave: servono ancora gli agenti doppio zero in un mondo dove la tecnologia si sviluppata e ha permeato le nostre vite a livelli che Fleming non poteva neanche immaginarsi?

Ora, Spectre di certo è pensato in quest’ottica, ma è ridicolmente semplicistico per rispondere SÌ. Almeno, a me ha fatto cadere le braccia, prima di tutto con la banale risoluzione “Sì perché la tecnologia nelle mani sbagliate è kattiva”, che sa un po’ di scoperta dell’acqua calda. Tutti i Bond o quasi, a conti fatti, trattano di tecnologie segrete che nelle mani sbagliate possono rivelarsi nocive per il genere umano: decrittatori, laser, bombe radioattive, raggi solari su varia scala, navi stealth, sottomarini nucleari e chi più ne ha più ne metta. Per di più, anche gli agenti che tradiscono sono kattivi come la tecnologia nelle mani sbagliate. Il problema è come qui il tema è affrontato: l’agenzia MI-6 sta rischiando il pensionamento, o quanto meno una riduzione dei poteri e della libertà di azione molto drastica. Il nuovo M, Ralph Fiennes, sembra inerme davanti al nuovo capetto di quartiere, un politichetto che sta subito antipatico e che sta lavorando all’unificazione dei servizi segreti dei paesi più influenti del mondo occidentale allo scopo di avere una sorveglianza globale più ampia e un mondo più sicuro. Andiamo con loro a un incontro a porte chiuse tra i responsabili dei servizi segreti mezzo mondo che in barba a qualunque concetto di democrazia votano tranne il Sud Africa… E puff, nel giro di tre giorni attentatone in Sud Africa che fa cambiare il voto. E nessuno a parte Fiennes di questo consiglio trova la cosa sospetta. Ci sono proprio dei capoccia, a sorvegliare il mondo, mi dicono. L’altra mega supercazzola è l’analisi dell’anello fatta da Q, su cui trova DNA o impronte parziali di chiunque, su una cabinovia (dove sicuramente Internet prende che è una meraviglia,eh!) e in cinque minuti, collegandoci anche un tizio che è dato per morto da vent’anni. Cazzo, ma manco avessi in mano l’Unico Anello! Perché, se è morto a 17 anni senza reati gravi in fedina penale, Q dovrebbe trovare i suoi dati biometrici in database o una sua foto da “adulto” (over-40) è un mistero. O meglio, una supercazzola da “non sappiamo come tirare i fili di una faccenda orchestrata male dopo tre film che andavano in tutt’altra direzione. Cioè, sembrava di essere tornati in quei film anni ’90 dove se avevi un computer uno smanettone poteva in tre secondi entrare in qualunque sistema protetto e organizzare un attacco nucleare… No, per favore no.

E poi arriviamo ai personaggi: se i personaggi ricorrenti intorno a Bond sono macchiette insignificanti (anche Fiennes, mi spiace dirlo), la bondgirl e il cattivo sono peggio. Lea Sidoux a me non piace, e il suo personaggio proprio mi ha messo tristezza: è l’ennesimo esempio di cliché “donna forte” messo in piedi da Hollywood da qualche anno come antitesi della “donzella in difficoltà”, ma come al solito si dimostra abbastanza sull’inetto andante”. Abbastanza insulsa tutta la sequenza sul treno, fuori posto il “ti amo” nel momento di dramma assoluto (non sei Vesper, giù le zampe!), assolutamente NOPE l’addio a caso prima dello scontro finale… Ma il senso, ditemi voi, se un’organizzazione criminale ti sta perseguitando, di andare a passeggiare per Londra invece di rimanere in un rifugio sicuro in attesa che il pericolo sia passato? Eh, ma altrimenti come ci finiva legata come un salame in un edificio sul punto di esplodere? Eh, bella domanda. Ho fin sperato che se ne fosse andata perché in realtà era lei la mente dietro Spectre e che stesse usando Bond per farsi piazza pulita in casa dei soggetti fuori controllo per poi fargli il culo in separata sede (forse anche questo banale, ma almeno sarebbe stato un colpo di scena), e invece no, era semplicemente un espediente banalissimo per farla ricadere nelle mani del Kattivo.

E arriviamo al punto forse più dolente, il Kattivo. Blofeld col suo gatto bianco è una delle immagini iconiche di 007, ed era un Cattivo coi controcazzi. Gestiva soggettacci della peggior specie, organizzava piani veramente brillanti… La sua SPECTRE voleva il potere, e Bond era semplicemente un ostacolo sulla via del successo… Un ostacolo decisamente ostinato. Capisco il desiderio di rimodernarlo, MA… tu hai Waltz, che di professione fa il pazzo, non l’attore, e gli scrivi un copione così patetico? Riducendo Blofeld da genio del male a… che cosa, un diciassettenne offeso perché il padre voleva bene a un orfanello e che ha passato la vita in attesa della vendetta? Credo il commento sia doveroso: MA CHE STAI A DIRE?!

Poi spiegamelo, il senso: “ti odiavo così tanto che ho ucciso mio padre, mi sono finto morto a mia volta e sono stato vent’anni a creare un’organizzazione che controlla buona parte del crimine mondiale in attesa che per pura casualità ti ritrovassi sulla mia strada”. Perché è questo, in sostanza, il punto. Alla faccia del piano contorto…

Va bene, siamo nel ciclo dei blockbuster e dei film d’azione clichettosi, mi direte voi, che ti aspettavi. Una sceneggiatura vera, tanto per cominciare, con delle situazioni scientifiche credibili e un cattivo degno del nome e dell’attore chiamato per la parte. 007  è una di quelle saghe a cui mi hanno messo davanti quando ero una bambina e di cui mi sono innamorata perdutamente. È una serie piena di cliché, verissimo, però questo film sembra affrontare la situazione nel peggiore dei modi: è inutile proporre un personaggio femminile come l’antibondgirl, se poi è più stereotipata delle bondgirl stesse. È inutile presentare il cattivo come il genio del male e poi doverlo giustificare con delle seghe mentali affettive insensate.

È un po’ l’effetto Matrix reloaded: quando il primo (o il precedente in questo caso) film è una bomba, il successivo sembra per forza dover essere una pippa. Forse in questo caso era meglio chiudere a tre film invece di quattro e lasciar passare qualche anno in più per ripartire di nuovo. Poi rimango dell’idea che ci volesse un attore un pelo più giovane per far partire la serie dal momento in cui Bond riceve la licenzia doppio zero, non un ventenne ma più giovane, perché spesso le cose che fa Craig come Bond all’età di Craig mi sembrano delle immense stronzate, ma questo è un problema mio.

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