Pubblicato in: libri, Recensioni

UN ANNO DI LETTURE: IL MEGLIO DEL 2015 #2

Ecco la seconda parte dei libri che ho preferito nel 2015. Trovate la prima qui (o subito sotto :D)

  • Allora, prima di tutto Tre tristi tigri, che secondo me andrebbe letto solo per giocare col titolo come uno scioglilingua, cosa che ho fatto sia al ritiro che alla restituzione del volume con le bibliotecarie. E il titolo rispecchia benissimo il contenuto, perché questo è un libro sul linguaggio, dove le vicende contano fino a un certo punto, nell’economia della lettura, e le parole diventano le vere protagoniste. Non so se vi capita mai di sentire il bisogno di applaudire un libro mentre lo leggete, ma a me con questo è successo più volte, ed è sicuramente un grosso punto a favore.
  • Middlesex, una vera rivelazione per me. È un romanzo immenso, e non intendo per la sua stazza (ma tranquilli, anche se è corposo si fa amare e leggere in pochi giorni), che affronta temi delicati e attualissimi con un’attenzione e una sensibilità  rare, che evitano qualunque tipo di morbosità . Il modello narrativo è quello di Forrest Gump, dove una famiglia fittizia (tre generazioni) si muove in spazi pubblici e storici come la guerra tra turchi e greci a inizio XX secolo, l’epoca d’oro della Ford e di Detroit, la seconda guerra mondiale… Vorrei essere una scrittrice capace di mettere insieme una simile opera, questo è un libro che invidio davvero tanto al suo autore.
  • Mogli e figlie, ultimo romanzo di Elizabeth Gaskell, rimasto incompiuto, che per mio gusto è pari a Nord e Sud per stile e bellezza. La storia ruota intorno a due ragazze di diciassette-diciotto anni che si trovano a vivere come sorelle quando i rispettivi genitori, rimasti vedovi da tempo, decidono (forse per motivi sbagliati) di sposarsi. Molto diverse tra loro, una molto timida e innocente, l’altra più smaliziata e preoccupata di apparire, si trovano coinvolte in una serie di vicende abbastanza complessa dove tuttavia il lieto fine è d’obbligo. Sì, perché anche se manca l’ultimo capitolo, si capisce bene dove l’autrice vuole andare a parare, e anche se dispiace non poter leggere quella conclusione di suo pugno, il romanzo è talmente bello e ben scritto che sarà  una pecca di poco conto, alla fine della lettura.
  • La donna che rubava i mariti è l’ennesimo libro che adoro di Margaret Atwood. Sono banale, perché adoro questa autrice, ma ogni volta si rivela capace di maneggiare situazioni e personaggi molto diversi, e mi fa impazzire ogni volta. In questo caso, tre amiche molto diverse tra loro si trovano a dover affrontare ancora una volta la “ladra”, Zelda, una donna che è entrata nella vita di ciascuna di loro e si è impegnata a mandare a catafascio il loro mondo dall’interno.  Adoro il modo in cui sono tratteggiati i personaggi, a tutto tondo, ognuna con i suoi difetti (seri, non buttati lì tanto per contrastare un’esagerazione in positivo), ognuna vera e reale. Meraviglioso.
  • Tra le autrici già lette e amate di quest’anno c’è di nuovo anche Chimamanda Ngozi Adichie, con il suo romanzo più recente: Americanah, che è un libro che mi sento di consigliare a tutti coloro certi di non essere razzisti. Penso che sia il lavoro più autobiografico di questa scrittrice, e offre tanti spunti di riflessione sulla società occidentale e sul difficile equilibrio del mondo occidentale.
  • Il libro dei bambini dopo un temporaneo bisticcio mi ha fatto fare la pace con Antonia Byatt, che ho adorato con Possessione, ma che mi aveva raffreddata parecchio invece con La vergine nel giardino. Mi viene da supporre che i libri più recenti siano meglio, però devo fare la controprova proseguendo con il ciclo di Fredericka. Ad ogni modo, questo romanzo in particolare è veramente un gioiello, cesellato con un’attenzione ai dettagli maniacale e rifinito in ogni parola. Si tratta di una sorta di libro-manifesto del mondo culturale, sociale e storico del periodo a cavallo tra XIX e XX secolo,
  • Ultimo ma non per importanza, L’eleganza del riccio. Si tratta di un libro che ho snobbato a lungo (sì, sono un po’ snob, quando un libro piace A TUTTI divento molto sospettosa), invece mi ha sorpreso in positivo. È un po’ naif per certi aspetti (a volte troppo saccente), però mi ha divertito ed emozionato, per cui lo aggiungo. Che poi non è detto che naif sia per forza una cosa sbagliata, dipende come è utilizzato questo stile… In ogni caso mi aspettavo una roba più polpettosa e più scontata, e sono rimasta sorpresa, quindi gli faccio chiudere l’elenco.

 

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