Pubblicato in: libri, Recensioni

Il meglio del 2016 #1 Navi perdute – Naomi J. Williams

13232963_10154894598201038_6510918872580868077_nChe io abbia una piccola ossessione per le edizioni Neri Pozza è un dato di fatto. Ci provo a contenermi, eppure sono le copertine che in libreria mi attraggono sempre come una calamita, con quell’aria un po’ vintage e la carta opaca e ruvida, che è un piacere da toccare (ma mi piacciono anche in ebook, sia ben chiaro). Per di più dietro a un bel pacchetto di presentazione si trovano sempre dei libri notevoli, quindi che si può chiedere di più?

Navi perdute in particolare mi ha attirato con particolare energia dallo scaffale delle novità, e mi ha incuriosito per la vicenda che l’autrice ha scelto per questa opera prima: la scomparsa della spedizione La Pérouse, composta da due navi (la Boussole e l’Astrolabe) e incaricata di ripetere – e possibilmente superare – le imprese di Cook, che nel 1788 sparì nel bel mezzo del Pacifico e di cui per decenni non si seppe più nulla. È una scelta vintage, in un’epoca in cui il mondo è stato spiato forse in ogni suo centimetro di terre emerse, in cui si può arrivare dall’altra parte del globo in ventiquattro ore – e un simile viaggio ci sembra infinito, esagerato, una vera e propria fatica. 

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Per darvi un’idea… L’itinerario noto della Boussole e dell’Astrolabe fino in Australia e ciò che si presume sia successo dopo l’ultimo scalo a Botany Bay

Il romanzo si attiene fedelmente a ciò che si sa della spedizione attraverso i diari e le testimonianze pervenute, trovando tuttavia il modo di non ridursi a una semplice trasposizione narrativa di diari, lettere e dispacci. Ciò che è davvero apprezzabile in questo romanzo è, infatti, il lavoro di selezione degli episodi svolto dall’autrice: non sono riportati tutti gli scali e i passaggi importanti di questa spedizione (ad esempio, di Maui quasi non si fa parola, nonostante La Perouse sia il primo europeo a sbarcarvi, così come della risalita della costa giapponese verso la Kamchatka), ma quelli scelti riescono a rendere non solo il clima a bordo delle due navi, ma un ritratto di tutta l’epoca in cui questi navigano, offrendo squarci sulla condizione femminile nelle classi agiate, sugli orrori del colonialismo religioso e sui lati più bui delle missioni, sui popoli che ancora non erano stati toccati dalla cultura europea… Così come la Rivoluzione francese, che incombe come uno spettro: anche se i protagonisti non avranno modo di farne esperienza, ci viene fatto presente che il ritorno della spedizione in patria era previsto proprio per il luglio 1789.

Inoltre, abbiamo modo di proseguire il viaggio dopo il naufragio, con le voci di chi aspetta invano notizie delle due navi, di chi rimane, e di chi deve certificare i primi ritrovamenti, alcuni decenni dopo, e anche questi episodi sono una chiave per raccontare com’è cambiato il mondo dopo la Rivoluzione, voci che scendono più nel concreto dei fatti (magistrale un passaggio che lamenta il taglio delle teste sbagliate, visto che i burocrati che rendono tutto lento e difficoltoso… suona familiare?) di quanto non facciano solitamente i libri.

Anche la scelta dei registri narrativi è molto varia, riprendendo diari, lettere, relazioni di bordo, oltre alla narrazione in prima persona. Si tratta di un romanzo dal tono spesso cupo, a volte opprimente, nel quale si ricorda spesso il destino dei suoi personaggi, l’impossibilità che sul finale si scopra un lieto fine imprevisto – anche se ciò non vi impedirà di sperarci, lo anticipo.

Questa caratteristica tuttavia non deve spaventare: malgrado l’esito della spedizione non possa essere che la tragedia, il romanzo offre tante emozioni e spunti di riflessione davvero notevoli. Assolutamente consigliato.

Navi perdute, di Naomi J. Williams (traduzione di Maddalena Togliani)
Edizione italiana Neri Pozza (2016 – 400 pagine)
Link su Amazon: edizione cartacea – edizione digitale

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