editoria · riflessioni

Recensioni online… o le stellette maledette

Volevo intitolarlo “La mafia delle cinque stelle”, ma non sia mai che qualcuno capisca male, perciò metto le mani avanti. Capita, leggendo e commentando libri online, che ogni tanto si guardi il panorama di cui si fa parte, e dopo alcune cose che mi sono successe o che ho visto nell’ultimo periodo volevo tirare un po’ le righe di alcune mie riflessioni.

Comincio col dire che non è una questione di invidia, eh, lo metto bene in chiaro, perché è facile pensare che rosichi perché a me nessun editore manda copie gratuite dei romanzi che vorrei leggere in cambio di una recensione sul mio blog: dovrei essere molto più costante nella pubblicazione, dovrei concentrarmi molto di più sulle novità e le uscite imminenti e dovrei conquistarmi un pubblico più ampio, prima di aspirare una collaborazione del genere.

E non voglio fare la volpe che non riesce a raggiungere l’uva, ma notando come mediamente recensiscono i blog che attivano queste collaborazioni… forse è meglio così. Senza fare di tutta l’erba un fascio, ma qualche giorno fa mi sono accorta una volta di più di quanti siano i blog che spacciano per “recensioni” i comunicati stampa ricevuti con le copie gratuite dalla casa editrice di turno. Come ve ne accorgete? Semplicissimo, l’articolo corrisponde perfettamente a riassunto + bio dell’autore presenti in quarta di copertina.

Lo trovo personalmente un comportamento un po’ fastidioso, primo perché da un blogger mi aspetto un’opinione, non una velina, meno che mai la stessa pappa pronta che trovo anche sul sito o sui social dell’editore: è anche più rapido come sistema, un paio di clic e si pubblica, ma soprattutto è una paraculata, perché è il modo sicuro per evitare di indisporre l’editore e mettere a rischio la collaborazione faticosamente conquistata, a spese però di quel pubblico che sul blog cerca dei consigli di lettura “provati”, in fondo. Che basterebbe scrivere “segnalazione” piuttosto che “recensione”, sarebbe già più onesto… La copia gratis può diventare un ricatto: non ti ho fatto pagare, come ti permetti di criticarmi? Dovresti spargere lodi di me a destra e a manca! Sad true story.

Per carità, ripeto, ci sono i blogger che anche davanti a una copia gratuita mantengono l’obiettività, e non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Bisogna però sperare di trovare dall’altra parte autori ed editori che non vogliano a tutti i costi le maledette cinque stelle, ma che apprezzino anche una recensione critica che metta in luce sia punti positivi che debolezze del libro in questione. C’è chi recensisce ogni tanto ciofeche definendole così senza mezzi termini, per il divertimento (del blogger e del pubblico) nel fare a pezzi il caso editoriale di turno che palesemente ignora le regole sintattiche di base, ma anche questo è un po’ gratuito e fine a se stesso. C’è anche chi si fa pagare per le recensioni positive, e qui vabbeh, ciaone proprio, perché viene meno la fiducia.

Cosa succede invece se l’autore, in particolare, non gradisce la recensione? Ah, qui se ne possono vedere delle belle: cominciamo con il grosso problema principale, le stelle maledette. Io ormai le chiamo maledette perché le trovo falsanti da morire: intanto, non è detto che siano uniformi (ad esempio, già da Amazon a Goodreads, pur essendo alla fine la stessa azienda, danno interpretazioni alla scala molto diverse, e se su A. due stelle sono ‘na mezza ciofeca, su G. viene riportato che il libro è “ok”), che siano interpretate allo stesso modo da tutti gli utenti, e che siano “oneste”. Voglio dire, per me un libro da 5, da voto pieno, è il libro che lascia veramente un segno: non necessariamente che mi commuova, ma un libro che vorrei davvero spammare a tutte le persone che conosco, che mi fa riflettere, che mi fa mettere in discussione in qualche modo… Chiaro che tutto ciò non succede spesso, no? Di conseguenza vado a scendere: su Amazon di rado recensisco, mi capita di farlo più spesso su Goodreads.

E qui davvero ne ho viste di tutti i colori, dall’autore che “implora” per avere più commenti, arrivando poi a dare degli scemi a tutto il gruppo che non risponde accoratamente al suo appello (perché le recensioni ti servono per migliorare, ceeeerto, mica per salire nelle classifiche Amazon e sperare di entrare in vetrina) alla passivo-aggressiva che faceva le recensioni ai commentatori “rei” di averle dato meno di quattro stelle. Perché cinque è ovviamente l’ideale, ma sono magnanimi e scendono ad accettare addirittura le quattro, pensate un po’. Ora, io capisco la paura di scendere in classifica e perdere qualche vendita, ma possibile che non ce ne sia mai uno che si permetta di pensare “Ok, un numero “n” di persone mi ha commentato negativamente evidenziando gli stessi problemi, forse dovrei rivalutare il mio lavoro”?

No, ovviamente: è sempre un complotto, una carica di haters che vogliono affossare il lavoro di una persona per motivi puramente personali. E non importa che la recensione magari sia educata, cortese, e si concentri sul libro, non importa neanche quello che la recensione di fatto dice: poche stelle, è negativa, mi fa un danno. Tanto ormai, ho anche sentito, il libro è stato dato al mondo, quindi che ci si può fare? Si può migliorare per il prossimo progetto, ma non mi arrischio neanche più a dirlo.

E la quantità di autori che non si rendono neanche conto delle figure che fanno a inseguire, stanare e supplicare i commentatori di alzare le maledette stellette per non danneggiarli! Un autore ingenuo che ancora ha problemi a creare una struttura solida “si perdona”, un autore arrogante che magari minaccia pure denunce e querele pur di non avere recensioni negative no.

Intendiamoci, la scrittura è sempre un fatto personale, ma un autore per fregiarsi anche di questo titolo secondo me deve sapere mettere distanza tra sé e il suo lavoro. Le critiche ci sono e ci saranno sempre, a prescindere dal lavoro che si fa, e pubblicare di per sé è un mettersi a nudo e alla mercé del pubblico. Offendersi, alterarsi, fare scenate pubbliche peggiorerà sempre la situazione di chi tiene questo comportamento.

A me, nel mentre, sale il livello di causticità.

Sono un po’ sempre la stessa persona che scriveva fanfiction e che si alterava di più per la riga di recensione belante “beeeeeeeeeeeeeeeella!1!!” che per un papiro di critica. Chiaro, la critica fa male, ti obbliga (o dovrebbe farlo) a mettere in discussione un lavoro che per te è ottimo, ma preferisco vedere l’impegno: una persona che si mette lì e perde oggettivamente del tempo a segnalare cosa secondo lei non va nel mio lavoro, in ogni caso mi sta facendo un favore. Non richiesto e amaro da gestire, ma comunque un favore, che può aiutare l’autore a sgrezzarsi e a migliorare nel suo percorso di scrittura. Perché l’entusiasmo dei primi tempi in cui si scrive (e si pubblica) è una cosa meravigliosa – anzi, saperlo mantenere nella fase di promozione è un grandissimo punto di forza – ma va incanalato anche in una sana capacità di autocritica. L’autore che si reputa infallibile o già all’apice del suo margine di miglioramento, che non ha più niente da imparare, è già finito e non lo sa.

Al contrario, la pecorella belante che mette cinque stelle e ripete magari “bello” per le volte necessarie perché Amazon la consideri una recensione così da poter mettere la valutazione, è una roba inutile: è un commento che si applica al lavoro mio come a quello di chiunque, che non aiuta a promuovermi e che anzi, potrebbe farmi un danno maggiore. Per un lettore abituato a navigare nella giungla delle recensioni online, infatti, cinque stellette con aggettivi qualificativi e punti esclamativi a caso non vogliono dire assolutamente niente, se non scetticismo: sarà un commento vero, o un commento di amici/parenti dell’autore per fare numero?

Ai posteri l’ardua sentenza. Io intanto vado a cercare qualcosa da mangiare, magari un po’ di zuccheri mi fanno tornare verso un ph più neutro.

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7 risposte a "Recensioni online… o le stellette maledette"

  1. Io ho iniziato una collaborazione con diverse case editrici e la mia opinione è sempre stata più che onesta e così sarà in futuro. Ho dato voti bassi, mediocri e anche un po’ più alti (benché non abbia mai dato voti massimi). Un blogger deve essere onesto e questo lo sanno anche le case editrici quando inviano una copia a un recensore. Non credo che nessuno di loro si aspetti che dia 5 stelle a prescindere. Inoltre una casa editrice non impone che il blogger debba per forza leggere il libro che invia. Molto spesso quando mi chiedono se voglio leggere un libro, e quella lettura non mi interessa dico di no e passo oltre.

    1. Io collaboravo con un blog che si proponeva di recensire esordienti, e ogni tanto l’autore che prendeva male le critiche è capitato. Credo che l’editore abbia anche più esperienza, mediamente, per sapere fare delle scelte su cosa mandare a chi, l’autore temo spari spesso più nel mucchio.

      Però guarda, mi è capitato in questi giorni di cercare un libro di un piccolo editore (mi servivano più info per un gioco di lettura) e mi sono usciti almeno sei blog che presentavano lo stesso identico comunicato stampa come una recensione (tra l’altro pure uno sotto l’altro sul motore di ricerca!), non era proprio antisgamo…

      1. Beh in quel caso si tratta di una segnalazione presentata con il nome di recensione che è sicuramente sbagliato. Anche se personalmente non mi è ancora capitato di vederlo.
        Può capitare, ma non tutti i blogger che collaborano con case editrici sono così!

  2. Ciao, sono finito sul tuo blog per caso, ma ho trovato molto interessante questo tuo articolo che affronta un tema sul quale anch’io spesso ho riflettuto, sia da blogger che da autore. Ho pensato spesso che sarebbe bello censire i blog che fanno recensioni seguendo dei criteri di qualità (in pratica, bene o male, che evitino di fare le cose che tu descrivi…) in modo tale che i lettori diciamo “un po’ più esigenti” possano affidarsi ad un pool di esperienze in un certo senso “certificate”. Forse si potrebbe inventare una “carta del blogger recensore” con dei requisiti specifici… la trovi un’idea del cavolo?

    1. Mah, sui blog non so quanto sia possibile perché ce ne sono talmente tanti (e se ne aprono e se ne chiudono centinaia continuamente) che potrebbe essere un lavoro esagerato per raccogliere pochino…

      Si potrebbe forse fare una promozione di una lista di criteri con cui scegliere i blog a cui affidare i propri libri per una recensione, di cui si servano gli autori (e magari anche gli editori, chissà) per fare una cernita più ragionata per l’invio.

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