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Finestre d’arte #1: Preraffaelliti a Torino – L’utopia della bellezza

Non so se vi è mai capitato di recarvi a un museo per vedere qualche quadro in particolare e scoprire che è in uscita per qualche mostra. A me sì, due volte per ora che ricordi particolarmente: la prima con la Vergine delle Rocce al Louvre, forse il mio quadro di Leonardo preferito in assoluto. Ma che buffino, che un mese prima che io andassi a Parigi il Louvre l’abbia prestata per la prima volta da non so quanto tempo (probabilmente da prima del furto della Monna Lisa, capiamoci) per una fantastica reunion delle due versioni del quadro a Londra! Sono ancora inacidita da dicembre 2011 a riguardo, oltre al fatto che non capisco la massa di gente che si picchia davanti alla Gioconda e poi magari snobba quel capolavoro del San Giovanni Battista… Ma lui se la ridacchia nella Galleria e sembra essere felice così, quindi lasciamo stare. Comunque, questa storia sarà il sottotesto importante per capire perché, se e quando potrò andare a Cracovia, mi lancerò prima della partenza in una telefonata disperata in anglopolacco per sapere se la Dama con l’Ermellino si trova a casa sua o no.
La seconda è stata l’anno scorso a Londra (che ironia, eh!) alla Tate Britain, quando io e una ciurma di personcine buffe abbiamo zompettato per le sale in cerca dei maestri preraffaelliti… E ci siamo trovate davanti una sala praticamente vuota (o riempita con installazioni iper moderne, non mi ricordo, tanto per quel che ne capisco io di arte contemporanea è più o meno la stessa cosa). Ma abbiamo reagito bene, sì sì… Più o meno così:

Per spiegarvi in breve la delusione…

Quindi diciamo che la visita alla mostra a Torino era destino, o almeno una sorta di repayment dovuto e un paio di settimane fa abbiamo approfittato delle offerte trenitalia per toglierci lo sfizio. A proposito, se andate a Torino in freccia-di-qualunque-colore, anche con le tariffe economy e super economy, un ingresso alla mostra è omaggio presentando i biglietti alla cassa, lo dico perché da buona genovese gli ingressi a 13 euro mi stanno sempre un po’ antipatici.

I Preraffaelliti sono un gruppo di artisti di grande fascino, che hanno cercato la rottura con l’arte convenzionale di metà Ottocento (un po’ prima degli impressionisti dunque) con una visione però molto romantica del rifiuto delle convenzioni rinascimentali per un ritorno all’arte precedente… Da qui pre-Raffaello, considerato l’uomo sigla del periodo. È uno stile evidentemente di rottura con i contemporanei e con i canoni dell’accademia, che come in Francia dettava legge sull’arte senza lasciare spazio a sperimentazioni di sorta. Oggi forse può apparire molto… polveroso, a una prima occhiata, ma se si colloca nel momento storico giusto (siamo in piena fase vittoriana) si vede come la ricerca della sensualità acquisti una dimensione tutta nuova: la tentazione, la seduzione, l’erotismo…

Waterhouse e i suoi dipinti: donne sensuali, tentatrici, qui potenzialmente fatali
Waterhouse e i suoi dipinti: donne sensuali, tentatrici, fatali

Ve lo dico perché la prima cosa che dovete sapere dei preraffaelliti è che in ogni quadro, all’incirca, il 90% dei riferimenti è un simbolismo erotico. Se prendete l’audioguida (compresa nel biglietto, quindi perché no… però non fate quelli che pretendono di stare col naso contro al vetro di un quadro per tutta la durata della traccia dedicata al dipinto, per favore, perché li prenderei a pedate), vedrete che ho ragionissima. E se non la prendete, non sorprendetevi che ci sia gente che ridacchia con le cuffie sulle orecchie, perché al quindicesimo quadro in cui vi vengono fatti notare i riferimenti erotici la cosa comincia a passare da imbarazzante a molto comica, ma vabbeh.

Non so se sto facendo la pubblicità migliore a questa mostra, però andateci lo stesso, perché è proprio bella. Il percorso è organizzato sui diversi temi delle opere: carattere religioso, i miti, i paesaggi, i ritratti, il tema delle “donne perdute” (prostitute colte o nel momento di redenzione o nel momento di abbandono che precede il suicidio), le allegorie… Ma soprattutto perché dopo questo passaggio i dipinti rimarranno alla Tate per un bel po’, hanno annunciato (ora, rimarranno là, grrrr), quindi per vederli dovrete organizzare una gita a Londra.

Quindi eccoci: l’utopia della bellezza. A palazzo Chiablese, piazzetta Reale, fino al 13 luglio.

E siccome io da brava maniaca quando mi affascina qualcosa leggo e macino tutto quello che trovo sul tema… Un paio di consigli:

Effie. Storia di uno scandalo, di Suzanne Fagence Cooper, edito da Neri Pozza, 17,50 euro.
La storia di Effie Gray, prima moglie del critico d’arte più influente del periodo, che contribuirà a elevare alla notorietà i Preraffaelliti, e successivamente – dopo cinque anni di matrimonio senza amore e un travagliato annullamento – sposa di John Everett Millais, uno dei fondatori della Confraternita e autore della bellissima Ofelia che ha fatto da copertina a questo post. Un romanzo che parla di arte e di vicissitudini umane complesse… E che fa anche riflettere su quanta strada hanno già fatto i diritti delle donne in un secolo e mezzo (anche se c’è ancora moltissima strada da fare).

Se volete gustarvi una miniserie, c’è Desperate romantics, che dovete però cercarvi in streaming e coi sottotitoli perché ancora non c’è una versione italiana.