Pubblicato in: Cinema, Recensioni, Senza categoria

Acide delusioni #1 – Spectre

Ultimo episodio della saga di 007 con Daniel Craig, nelle saghe da circa una settimana… E speriamo che ci rimanga ancora per poco. Sono andata al cinema venerdì sera e, dopo due giorni di riflessione, il mio pensiero è perfettamente in linea con la reazione a caldo: che film inutile.

E sembrano pensarlo tutti, non in sala, ma sullo schermo e dietro la macchina da presa. Anche gli sceneggiatori, soprattutto gli sceneggiatori. È chiaro il tentativo di chiudere la quadrilogia come se davvero fosse un pacchetto unico non solo per l’attore che interpreta Bond, eppure scricchiola tutto, dall’inizio alla fine, soprattutto perché nega quanto c’era di positivo in Skyfall, a mio avviso. C’era davvero bisogno di un altro Bond con Craig? Da spettatrice e appassionata dico di no: abbiamo cambiato M, abbiamo Moneypenny, Bond è rientrato in regolare servizio ed è finalmente un agente a tutti gli effetti… E papam, ricominciamo da capo, con Bond che non parla con l’agenzia perché vuole lavorare da solo, l’agenzia che lo tratta come un bambino stupido, e il messaggio che si vuole trasmettere è che Bond ha ragione e che i suoi modi rozzi e antiquati battono qualunque qualunque tipo di intelligence sofisticata.  Continua a leggere “Acide delusioni #1 – Spectre”

Pubblicato in: editoria

Libri, vendite e letture

È di qualche giorno fa la notizia shock: gli italiani sono sempre più capre. Il sospetto probabilmente era venuto già a molti, ma per sicurezza lo confermano gli editori italiani. Come? Facile, con i conteggi delle vendite alla mano.

Gli italiani acquistano sempre meno libri → gli italiani leggono sempre meno libri → gli italiani sono sempre più capre

Non è un sillogismo aristotelico, vero? Per poi giungere alla stoccata finale: sono questi italiani sempre più capre i responsabili della crisi del settore editoriale, se comprassero di più si risolverebbe tutto!

Ovviamente, questa riflessione ha fatto incazzare parecchia gente: sto parlando di quei lettori che non rientrano nelle statistiche, che probabilmente si sentono dire da sempre che non sono normali per quanto leggono (o devono sopportare le domande più becere del pianeta), e che pur sapendo di non rappresentare la media nazionale sono stufi di sentirsi dare delle capre perché gli strumenti di valutazione sono limitati. Gente come me (e un sacco di bookblogger più noti e soprattutto più regolari di me nell’aggiornare i loro siti XD), insomma.

Ora, siamo tutti consapevoli di essere pochi. Noi lettori, intendo: siamo una minoranza in questo paese, verissimo, ma mediamente siamo lettori più forti (leggasi: leggiamo di più) dei nostri simili all’estero. E siccome pochissimi tra noi pochi sono parenti alla lontana dei Lannister, la maggior parte di noi sfoga la sua passione usufruendo delle biblioteche, prestandosi i libri con amici lettori e parenti, magari rimediando qualche classico in lingua originale online (o scaricando copie pirata).

Peccato che agli editori non gliene freghi una mazza, se questa passione non si traduce in copie vendute. Ho tentato allora di capire come mi vedono gli editori.

Sono una forte lettrice da sempre, ma quest’anno ho polverizzato i miei standard approfittando del moltissimo tempo libero che sta caratterizzando la mia situazione di laureata in cerca di lavoro: al momento sono a 117 libri letti, e siamo solo alla prima metà di ottobre.

Ma avvalendomi delle schermate di Goodreads, ho diviso questi libri in diversi gruppi:

  • Acquisti: 32 libri
  • Regali di laurea e compleanno (tanti buoni per meeee): 11
  • Biblioteche: 61 libri
  • Prestiti da amici e parenti: 4
  • Ebook omaggio per recensioni della Nicchia: 2
  • Ebook omaggio per vari motivi: 3
  • Ebook gratuiti (classici): 3

Non so se i libri che ho acquistato coi buoni contino come acquisti: teoricamente io ho speso i buoni ma i soldi li hanno messi terzi, quindi li lascerei un attimo da parte. Anche gli ebook gratuiti e legali, scaricati dagli store ufficiali o dai siti degli editori, forse andrebbero inseriti negli acquisti… Lascio a voi la sentenza.

Ho fatto il dettaglio dei 32 libri che ho acquistato sicuramente con i miei soldi:

  • 8 li ho comprati in negozio, direi tutti alla Feltrinelli di Genova

  • 10 sono ebook acquistati con le offerte lampo Kindle, che posso sinceramente definire una delle mie droghe personali

  • 10 sono ebook acquistati a prezzo pieno

  • 4 sono libri che ho comprato al Salone del Libro

Solo un quarto dei miei acquisti sono stati effettuati in negozio, per di più in un megastore cattivo che fa gli sconti selvaggi. Oltre la metà sono ebook, divisi equamente tra offertone e prezzo pieno.

Però poi ho ragionato che, essendo una accumulatrice compulsiva di libri e facendomi portare dal cuore nell’ordine delle mie letture, alcuni libri che sono in questo conteggio sono stati comprati nel 2013, specie tra gli ebook (perché sono più facili da tracciare tra ricevute via mail e storici degli ordini, sia con Amazon che con Apple, i due store da cui mi rifornisco di solito), mentre c’è un mucchio di libri che ho comprato nel 2014 ma che non ho ancora letto. C’è larga parte degli acquisti coi buoni ancora da leggere e sicuramente ci sono acquisti anche più “antichi” che attendono paziente il momento in cui finalmente mi deciderò a loro. Livin’ la vida tsundoku è meraviglioso e terrificante allo stesso tempo, perché è una compulsione, anche se si traduce in tanti scaffali ben ordinati. Con gli ebook quasi non me ne rendo conto, perché sono graziose icone nel mio scaffale digitale, ma basta il conteggio su Amazon per riportarmi alla realtà.

Per gli editori, prendendo quei 32 libri, togliendone sette/otto ed aggiungendone forse un po’ di più, io ho letto sicuramente tanto, sicuramente sopra la media, ma quello che loro sostengono io abbia letto coincide solo in piccola parte con la mia realtà di lettrice per l’anno 2014.

La fetta più consistente delle mie letture, i prestiti bibliotecari, in ogni caso viene ignorata: eppure sono quasi il doppio dei libri che ho acquistato. Lo saranno sicuramente a giorni, considerando che ho… *sguardo rapido al comodino* sei volumi provenienti da tre biblioteche diverse che mi attendono. Ciao, sono Rowi e sono una drogata di libri.

Questo per ribadire che dare per scontato che i dati di vendita non sono assolutamente esaustivi per definire l’andamento delle letture in Italia, come del resto in nessun altro paese al mondo. Ma se posso capire gli editori (anche se secondo me una riflessione in questo senso potrebbe essere utile anche per capire come migliorare le strategie e portare gli utenti bibliotecari in libreria), che i giornalisti non sappiano fare un distinguo del genere prima di sparare i titoloni shock “Gli italiani non leggono più!” desidererei un minimo di riflessione in più.

Pubblicato in: Cinema

Modelli femminili e Disney (e gente becera sui social)

Mi hanno linkato un post un po’ inquietante dell’ennesima associazione che si definisce femminista in maniera becera e imbarazzante, quando porta avanti soltanto il modello di misandria, perché l’uomo è brutto e cattivo e rovina la purezza e la perfezione del mondo delle donne. Tra l’altro per giustificare un film banale, noioso e con degli immensi buchi di trama come Maleficent. Parentesi, io mi considero femminista se si parla di raggiungere la vera parità tra i sessi, ma prendo ampia distanza da questi atteggiamenti discutibili – se si vuole essere gentili.

Sul serio, avrei trovato molto più femminista se Malefica avesse voluto il potere e la sconfitta dei mortali perché le andava di farlo e basta, che per una trovata banale come quella che è stata adottata, ossia il tradimento dell’amato.

E la cosa poi ha portato a Frozen, che un sacco di gente ha salutato come “la svolta Disney” nel rappresentare eroine che si parano il culo da sole e non hanno bisogno del principe azzurro per uscire dai guai. Pocahontas e Mulan stanno agitando la manina per richiamare l’attenzione da qualche mese, ma poco importa, perché l’ultimo classico è stato caricato di valori enormi per spiegare quanto fosse bello e speciale. Che ehi, se diceste “mi sono intrippata per le canzoni e il vestito figo di Elsa” sareste più credibili e nessuno vi giudicherebbe, ma pace.

Ci pensavo stamattina e proprio io non riesco a trovare veramente positive nessuna delle due protagoniste di questo film: da un lato Elsa, che avvinta dalle sue paure butta alle ortiche regno, famiglia e responsabilità per chiudersi egoisticamente nel suo castello di ghiaccio; dall’altro Anna, che molla il regno nelle mani del primo sconosciuto che passa per andare a cercare la sorella convinta di poter risolvere tutto con tarallucci e vino, certa che l’amore possa risolvere ogni problema con un’ingenuità fastidiosa. Oddio, vero che avere vicino l’amore dei propri cari aiuta, ma non è certo in maniera così becera che i problemi si risolvono: Anna si aggrappa in maniera così puerile all’idea di amore che è pronta a sposarsi totalmente a caso, cosa che le fanno notare sia la sorella che Christoff. Notate che Elsa viene citata spesso sui social perché smonta l’idea di amore a prima vista, ma l’uomo del ghiaccio non se lo fila nessuno, nonostante faccia la stessa identica obiezione.
Nel frattempo suggerirei al popolo di Arendelle un bel colpo di stato per trovare dei governanti un filo più assennati, ma pazienza.

Vorrei invece citare un film che secondo me non si è filata tanta gente, nonostante sia uscito in mezzo ai due classici con le principesse: Ralph Spaccatutto. A parte che temo che un sacco di bambine non lo abbiano visto perché parla di videogiochi, mondo ancora considerato spesso esclusivamente dei maschietti (mentre le femmine dovrebbero concentrarsi sui giochini stile Cats&Dogs o Magico mondo del vattelapesca stile Sims ma senza possibilità di far fare sesso ai personaggi), ma lì si nasconde la vera principessa di rottura della Disney. Così di rottura che dopo essersi fissata per un attimo il vestito d’ordinanza se ne libera dicendo di non riconoscersi nello stereotipo e tornando ai suoi vestiti sportivi: Vanellope Von Schweetz.

Vanellope è una principessa molto sui generis: è la sovrana di Sugar Rush, un videogioco zuccheroso come Candy Crush con le corse pazze di Crash Team Racing. Il suo ruolo regale tuttavia viene scoperto solo alla fine, quando il suo gioco viene resettato. Vanellope infatti si presenta come una ragazzina emarginata e scacciata dalla sua comunità in quanto “errore di programmazione”; la sua capacità di scombinarsi in codice, o “glitchare”, legata alla sua emotività, la rende diversa, e di conseguenza pericolosa. Le è impedito di correre e viene presa in giro e umiliata in ogni situazione, tanto che vive da sola in mezzo a una discarica. Tuttavia, Vanellope è molto più positiva e propositiva di Elsa: sfrutta al volo l’occasione di dimostrare quanto vale usando la medaglia di Ralph per iscriversi alla gara, stringe un patto con lui per riuscire a crearsi un go-kart degno di questo nome e s’impegna al massimo per dimostrare di non essere un errore, di avere un senso. Mentre Ralph si commisera, lei rimane ostinatamente ironica e ottimista, e pure essendo terribilmente petulante non perde mai la speranza.

Quando finalmente il gioco viene messo a posto e si scopre la sua vera identità, Vanellope sfida la sua stessa programmazione sfilandosi il vestito canonico e continuando a usare il potere di glitch, che ha finalmente imparato a controllare, ma non rinuncia alle sue responsabilità: non si sente una principessa imposta dal programma del gioco, ma tuttavia si propone come leader agli altri personaggi, chiedendo la loro approvazione.

Vanellope si libera dal vestito improponibile glitchando

Non lo so, per me Vanellope, pur essendo molto fastidiosa, appare come personaggio assai più positivo di Elsa. Anche se hanno molti punti in comune, la piccola pilota rimane molto più solida e convinta di se stessa, e riesce a far cambiare anche Ralph con la sua solare determinazione; anzi, lei è stata davvero respinta ed emarginata per la sua diversità, e tuttavia non sfugge al suo dovere quando se ne presenta l’occasione, una volta che il gioco è stato sistemato.

Magari questo film sembra meno “da bimbe” perché non ci sono canzoni, o perché si parla di videogiochi, ma secondo me è un esempio molto più calzante di Frozen per positività della protagonista femminile. O se proprio non vogliamo contare questa tipetta petulante, mi sembra comunque più moderna Tiana, che sconfigge l’uomo ombra rompendo il suo incantesimo, si fa un mazzo notevole per raggiungere i propri sogni con le sue forze e riesce a insegnare a Naveen il valore del lavoro e dell’impegno. Non lo so, Elsa così impegnata nel suo dramma personale e Anna tanto ingenua proprio non mi convincono.
Voi che ne pensate?