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Nel mondo delle Piccole donne

Devo fare una confessione. Io non ho mai letto Piccole Donne.

Più o meno. Avevo un’edizione a fumetti della collana del Giornalino di cui devo aver consumato le pagine, a furia di rileggerla (anche per due motivi “esterni”: Jo mi ricordava tantissimo mia madre, e in fondo c’era una serie di ritratti di donne famose nella storia che mi piacevano un sacco), e forse proprio perché conoscevo già bene la storia non ho mai affrontato il romanzo vero e proprio. Poi ho visto i film, quello del ’49 e quello del ’94 (e preferisco decisamente il primo), e mi piacerebbe trovare anche quello del ’33 con Katharine Hepburn come Jo…

Tuttavia ci ho girato intorno, in questi giorni, con due libri molto interessanti: il primo romanzo scritto da Louisa May Alcott, L’eredità, ritrovato a metà anni ’90 tra gli epistolari dell’autrice dopo più di un secolo di dimenticanza, e il romanzo con cui Geraldine Brooks ha vinto il premio Pulitzer, L’idealista.

L’eredità, più che per la vicenda narrata vera e propria, secondo me è interessante per comprendere le basi da cui l’autrice è partita ed è cresciuta stilisticamente e non solo per arrivare a Piccole donne. È un romanzo breve evidentemente ispirato a Jane Austen, ma con una punta di quel sensazionalismo che anche Jo March metterà nelle sue prime storie (misteri, eredità restituite all’ultimo momento, matrimoni segreti e identità oscure). La protagonista è Edith, una giovane troppo, troppo perfetta (bellissima, bravissima, amatissima da tutti se non da chi la ritiene una rivale scomoda nei suoi piani matrimoniali, umile, onesta, generosa, leale, modesta, e chi più ne ha più ne metta), un’orfana italiana dal passato misterioso che vive come istitutrice presso una famiglia nobile inglese. Le sue qualità la fanno amare da tutti, anche dal ricco e nobile ospite dei suoi padroni, Lord Percy, che però Edith accoglie come amico, decisa a non tentare di migliorare la propria condizione sociale con un matrimonio che secondo lei, una volta passata la prima fiamma, getterebbe nell’infelicità entrambe le parti per lo scandalo e il dissenso che si creerebbe tra i pari del marito di ceto superiore. Solo una svolta a sorpresa sul finale spianerà la via al finale più ovvio e che, tuttavia, nella lettura ci si trova a desiderare. Secondo me, anche grazie all’ottima introduzione di Cesare Catà, questo libro rafforza il parallelismo tra Louisa e la sua eroina più famosa, Jo: mostra come si sia ispirata ai romanzi prediletti della sua gioventù (anche nei diversi riferimenti alle opere di Walter Scott), e ci svela un po’ più di lei, ed è apprezzabile proprio per questo. Poi accidenti, magari tutte le fanfiction scritte da diciassettenni avessero questa classe!
L’eredità, Jo March, 2015, 12€ ★★★

L’idealista è un romanzo di dieci anni fa che reinterpreta la vicenda classica da una nuova prospettiva. Ripubblicato recentemente per la Beat con il titolo originale, March, e il sottotitolo Il padre delle piccole donne, questo reteller racconta la parte di storia della famiglia March che non conosciamo da Piccole donne, ossia quel che è successo al papà durante l’anno passato lontano dalla sua casa per seguire l’esercito nordista nella guerra di secessione. Mi piace molto il modo che ha di scrivere Geraldine Brooks, anche se bisogna essere nel giusto mood per apprezzarla: in questo caso, ha proseguito sulla scia dell’autrice originale, che si era ispirata apertamente a se stessa e alle sue sorelle, mescolando con la vicenda delle piccole donne fatti ed eventi della famiglia Alcott. Ecco allora che i March sono impegnati nella Ferrovia sotterranea, la rete di nascondigli creata per aiutare gli schiavi fuggiaschi a raggiungere il confine o i porti sicuri, ecco che frequentano, Thoreau, Waldo, Margaret Fuller e tutti i filosofi e gli scrittori trascendentalisti amici degli Alcott (e insegnanti per Louisa e le sue sorelle), ecco che March si scontra con la diffidenza dei bianchi che sostenevano di combattere per gli schiavi ma volevano relegarli comunque a una condizione di inferiorità, proprio come la scuola innovativa di Alcott fu fatta fallire dopo che lui ammise una bambina di colore in una classe di bianchi. Soprattutto, la Brooks va a intaccare la perfezione di Mamma March, rendendola una donna forse più tridimensionale, sanguigna, a tratti rabbiosa, gelosa. Sembra porre crepe in un matrimonio che pare senza pecche nell’opera originale (ma visto dagli occhi delle figlie, come potrebbe essere altrimenti?), e soprattutto è molto vera nel mostrare due persone che, certe di condividere tutto, in realtà si inseguono vicendevolmente e si interpretano male, prendendo decisioni (soprattutto lui) che mettono tutta la famiglia in pericolo più volte per compiacere l’altro (e sbagliando su tutta la linea). L’idealista è un titolo appropriato proprio per come March interpreta il suo matrimonio: è innamorato perdutamente della giovane focosa e idealista (come lui, più di lui) che ha conosciuto, che però cresce, cambia con la maternità, e può sembrare banale, eppure March non sembra rendersene conto. Le sue scelte, compiute per impressionare lei e dimostrarle il suo amore mettono in pericolo il suo matrimonio e il rispetto che Marmee prova per lui. La parte a Washington della degenza di March è sicuramente la migliore.
L’idealista, Neri Pozza, 2005, 16€  ★★★★

Insomma, una gita per vie un po’ traverse, ma è bello riuscire a trovare sempre qualcosa di nuovo in un mondo che si crede già di conoscere. E che aggiungere, se non che forse è arrivato il momento di leggere Piccole donne nella sua versione integrale, magari in lingua?

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Letture di giugno, 3 di 3

E chiudiamo l’argomento con l’ultima cinquina di giugno, che comprende un paio di libri che avevo snobbato spesso perché troppo… ovvi. A volte forse evitare libri che tutti hanno o dicono di aver letto e consigliano è una specie di forma di difesa, soprattutto se non riscontrano i propri gusti personali, magari perché un professore del liceo si è perso secoli dicendo che non si poteva vivere senza, a volte però si perdono delle occasioni. Mi piacciono i social sui libri proprio perché offrono la possibilità, tra consigli e gruppi di lettura, di recuperare alcuni di questi libri. E questi due libri sono…

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Letture di giugno, 2 di 3

Allora, proseguiamo con le letture di giugno, che anche luglio si sta rivelando già corposo e non voglio rimanere indietro. La seconda tranche è più eterogenea della prima, forse, ma ci sono tanti temi che mi interessano e mi affascinano. C’è un po’ di Africa e un po’ di Argentina, un romanzo ispirato a Jane Austen… E del crime, che con l’arrivo dell’estate ci sta sempre bene. Continua a leggere “Letture di giugno, 2 di 3”