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Letture di giugno, 2 di 3

Allora, proseguiamo con le letture di giugno, che anche luglio si sta rivelando già corposo e non voglio rimanere indietro. La seconda tranche è più eterogenea della prima, forse, ma ci sono tanti temi che mi interessano e mi affascinano. C’è un po’ di Africa e un po’ di Argentina, un romanzo ispirato a Jane Austen… E del crime, che con l’arrivo dell’estate ci sta sempre bene. Continua a leggere “Letture di giugno, 2 di 3”

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Letture di maggio, 2 di 2

Allora, continuo con le letture del mese scorso mentre la mia fame di topo di biblioteca mi fa tremare al pensiero di quanti post farò a giugno: sono a sei libri solo dopo la prima settimana, help! 😄

Comunque, tornando a maggio…

Piccola premessa: mi sono entusiasmata un sacco quando ho visto Rush l’anno scorso (ci dovevo anche fare un post da ferrarista esaltatissima, ma poi gli ultimi esami e la stupida tesi mi hanno inglobata nel loro mondo triste e infelice) e ho cominciato a scriverci su una fanfiction che si distinguesse nel piccolo fandom che si è creato in Italia per l’accuratezza nei dettagli tecnici e di cronaca e che non si concentrasse solo sulle relazioni sentimentali più o meno improbabili colte dai neo-fan, perché mi sembrava assurdo scrivere di un mondo esaltante come la Formula 1 degli anni ’70 per concentrarsi sulle storie amorose (mi mette tristezza che alla fine l’unico punto di interesse sia questo, ma semmai nel parlo un’altra volta). Così ho cominciato a recuperare le fonti più disparate, navigando per lo più negli archivi delle testate italiane, poi sono incappata quasi per caso nella biografia di Lauda e nelle memorie di Ferrari… E alla fine sono riuscita a recuperare per posta da una biblioteca del Ponente anche quella di Regazzoni, che è il protagonista della mia storia. Devo dire che essendo una “fonte d’ispirazione” mi ha mandata un po’ in crisi, scoprendo che Clay e Lauda si contraddicono in maniera abbastanza plateale, ma in ogni caso è stata una lettura interessante, anche perché la prospettiva è particolare: non è un campione che si glorifica per i propri successi, al momento della narrazione, ma è un uomo che si deve confrontare con una disabilità grave dopo un terribile incidente e rilegge la sua vita mentre sta facendo la riabilitazione ed è in cerca di qualche specialista che possa restituirgli l’uso delle gambe. Una grande storia umana, oltre che di corse, e sono lieta di aver trovato questo libro anche se per vie un po’ traverse.

Questo può rientrare nella categoria letture in ritardo per vedere l’adattamento al cinema, che quest’anno per ora conta anche Non buttiamoci giù di Hornby e La ladra di libri di Zusak. Nonostante questo, delle tre è la lettura che più mi ha sorpreso e divertito: bisogna accettare l’assurdità del racconto e accettare ciò che il protagonista racconta con serenità, un effetto stile “Forrest Gump” che ho apprezzato molto perché penso che sia molto più difficile convincere un lettore ad accettare la “sospensione del dubbio” e a fidarsi del narratore, rispetto a uno spettatore (infatti conosco scettici a cui non è piaciuto per nulla perché non sono riusciti a lasciarsi andare a questa storia surreale e tragicomica). Il fatto che io, cinica di professione, ci sia riuscita per me dimostra il talento di questo autore. Mi ha conquistata con la premessa e con l’assurdità della situazione iniziale alla stazione dei pullman, e non sono più riuscita a staccarmene, il che è sempre piacevolissimo. Mi piacciono inoltre gli autori che riescono a parlare di alcune delle più grandi schifezze mai fatte dall’uomo con leggerezza, ma senza essere superficiali. Jonasson riesce a citare orrori come la castrazione dei considerati “inferiori” da parte del nazismo, l’atomica, i gulag, e il regime di corruzione in Indonesia (senza parlare di due omicidi nella narrazione presente) ma da un punto di vista così particolare funziona. Divertente e interessante, se ci si fida dell’autore.

 

Maggio è prima di tutto il mese del Salone del Libro, il che è sempre un’occasione per leggere un po’ di materiale sul mondo dell’editoria. Voltare pagina onestamente è stato un po’ una delusione: mi hanno prestato un’edizione vecchia, per carità, e non aggiornata, e parlare di editoria oggi è un gran casino, perché da un momento all’altro può comparire un nuovo dispositivo, una nuova modalità di lettura, un social network diverso da considerare nel proprio quadro… Questo libro rimane sicuramente molto valido parlando degli aspetti tradizionali del modello editoriale, dei meccanismi di produzione classici e negli schemi di “chi fa cosa”, però la parte sul digitale, che dovrebbe essere il di più che rende speciale questo libro, è ormai vecchio e superato, per cui sono rimasta molto delusa. Sarò cinica, ma se ancora si parla di CD come prima modalità di editoria digitale su cui puntare è evidente che il libro ha fatto il suo tempo. Comunque sono contenta di averlo finito, anche perché me l’avevano prestato secoli fa ed era arrivato il momento di renderlo.

 

La lettura digitale e il web invece mi ha interessato di più, perché sicuramente è più aggiornato, ma soprattutto perché raccoglie articoli di esperti e prima di tutto di blogger che si pongono a confronto con il mondo editoriale più canonico, e che cercano di analizzare come i soggetti editoriali si pongono nei confronti delle tecnologie contemporanee e di come i lettori sono cambiati con Internet e nuovi luoghi di discussione digitale e le nuove modalità di lettura. È interessante secondo me vedere anche quanti e quali editori si sono rifiutati di rispondere, non si capisce bene se per difendere delle “strategie segrete” o per quale altro motivo. Peccato, perché ad esempio può essere molto indicativo vedere come un editore ad esempio usa i social network e in particolare quelli dedicati ai lettori, se si continua con una comunicazione verticale o se si cerca di creare più discussione e movimento tra i potenziali compratori dei libri. Sicuramente un libro centrato sul presente e sul futuro.

 

 

 

Ma maggio è stato anche un mese di ritorno ai fumetti:

I pitti sono stati una scoperta e, mi spiace dirlo, ma forse il miglior Asterix dalla morte di Goscinny. Uderzo è sicuramente un bravissimo disegnatore, ma le trame dei numeri dopo i belgi sono andate via via imbruttendosi e perdendo lo charme iniziale. I due artisti che hanno realizzato questa nuova avventura mi sembrano ben lanciati a riprendere quella tradizione che prende in giro gli stereotipi culturali ma con una verve e un umorismo speciali, ma allo stesso tempo stanno cercando di fare il “loro” Asterix, e sono curiosa di averne di più. In mezzo abbiamo un classicone, che manco sto a presentare, comprato al Salone. Non vedo l’ora di recuperare gli altri numeri! E il Trono di Spiedi… Una parodia spassosa che consiglio a chi ama le proprie passioni al punto da non impettarsi per le prese in giro sagaci ma sa riderne con gusto (e che gusto, in questo caso!).

Bene, finito qui metterò subito in cantiere il primo post di giugno… Voi che avete letto il mese scorso? Che avete intenzione di leggere in questo (finalmente!) caldo giugno?

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Libri e vendite

Leggevo oggi un articolo di qualche giorno fa del Fatto Quotidiano in cui l’autore si chiedeva se il calo nelle vendite librarie non sia anche colpa dei libri su cui puntano oggi gli editori principali nel nostro paese.

Ora, effettivamente io vorrei sapere quale vero forte lettore non ha il latte alle ginocchia ogni volta che entra in libreria. La top ten degli settimana scorsa:

1.   Jeff Kinney – Diario di una schiappa. Guai in arrivo!
2.   Beppe Scienza – Il risparmio tradito
3.   Michele Serra – Gli sdraiati
4.   Margaret Mazzantini – Splendore
5.   Fabio Volo – La strada verso casa
6.   Luis Sepúlveda – Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza
7.   Sara Tessa – L’uragano di un batter d’ali
8.   Suzanne Collins – Il canto della rivolta. Hunger Games
9.   Khaled Hosseini –  E l’eco rispose
10. Isabel Allende – Il gioco di Ripper

Resta su il terzo libro della saga di Hunger Games in scia al secondo film, si confermano i successi “sicuri” internazionali Allende, Hosseini e Sepúlveda, più il nuovo episodio del diario della Schiappa più profittevole della storia; poi c’è l’immancabile Fabio Volo, i nostrani stabili Mazzantini e Serra… Di questa lista non conosco solo due nomi su dieci. Poco di nuovo sotto il sole, direi. E tralasciando i libri che vendono di più, penso a tutti i libri clone e mi sento male.

Tutti quei libri di qualità discutibile che s’inseriscono nel filone del CASO EDITORIALE del momento e che vengono buttati sul mercato solo perché si prega che abbiano lo stesso riscontro dei più famosi titoli che hanno lanciato la tendenza. Tipo lo scaffale di finti horror che è immancabile da quando è uscito Twilight, libri dove i mostri e i personaggi canonici del genere sono snaturati in teen love drama abbastanza tristini. O la sezione di libri erotici su sottomissione e dominazione post-50 sfumature di cui credo la buona parte dei forti lettori avrebbe continuato felicemente a fare a meno. O tutti i romanzi storici che hanno la pretesa di essere dei “Nome della Rosa” dei poveri, ammettiamolo. Chi di noi esattamente sente il bisogno di tutti questi titoli, in genere abbastanza bruttini, con grafiche abbastanza scopiazzate, fascette che promettono il nuovo fenomeno della letteratura? Io onestamente no.

Personalmente ho ormai l’abitudine di saltare in blocco la sezione novità e gli scaffali delle top ten, salvo che non ci siano titoli di autori che attendevo, per andare a curiosare nelle zone meno ovvie e cercare qualcosa d’interessante. Poi ci sono i vari vincitori di premi più o meno seri, i cumuli di case editrici che si dimostrano più competitive sul marketing che sulla qualità, i libri rilanciati in occasione del premio strega, il Nobel, la morte di un autore o di un personaggio famoso… Fenomeni passeggeri che attirano secondo me più i lettori occasionali dei lettori forti.

E questo per la narrativa. Per la saggistica spesso hai a che fare con il muro del pianto: pochi titoli, spesso solo di quei pochi autori conosciuti anche dalle pietre, lunghi tempi per gli ordini… Per le edizioni italiane, quando va bene. Se cercate un testo in edizione straniera che ha poche possibilità di essere tradotto per il nostro paese, lasciate perdere. Per la tesi per esempio mi sono trovata a cercare dei libri di design grafico: millemila copie di Munari, che rimane uno degli autori fondamentali, e poco altro. E allora internet e (anche) gli ebook diventano fondamentali se si vuole fare una ricerca completa senza diventare vecchi nel frattempo.

Io amo andare in libreria, amo i libri che odorano di nuovo, amo vagare tra gli scaffali in cerca di titoli interessanti. Sono una drogata che gira, leggiucchia quarte di copertina e incipit, si segna libri che potrebbe comprare… Compro meno di quanto vorrei, perché ho fondi illimitati, ma compro ancora e tanto, però è sempre più difficile trovare qualcosa di poco scontato in negozio fisico facendo lo slalom tra il fenomeno editoriale inaspettato, il caso del millennio, i Fabio Volo con le copertine fluorescenti. Cercando il libro non banale, che probabilmente è presente con una sola copia, magari pure un po’ rovinata (così comincia il dramma: lo compro o non lo compro?), o un autore che ci filiamo in pochi, o uno difficile da trovare che era suggerito in un libro letto in precedenza… Una corsa a ostacoli spesso frustrante.

Sicuramente noi forti lettori siamo una minoranza di una minoranza, e probabilmente da soli non siamo sufficienti per tenere su il mercato di non so quante migliaia di case editrici… Ma trovare pane per i nostri denti librari un po’ più spesso schifo non farebbe, almeno per me. Libri meno scontati, meno banali, più sostanziosi. Libri per un pubblico più consapevole e meno pollo.