Pubblicato in: Passioni, Qualcosa di me

Riabilitazione di una lettrice assuefatta #1

Ci sono dei giorni in cui mi faccio parecchio ridere da sola, in libreria o in biblioteca, per cui potrebbe essere carino fare una rubrica sui miei episodi peggiori e, chissà, provare a disintossicarmi un pochino. Non dai libri, ma dal bisogno di essere circondata dai libri in maniera irrazionale.

Sono assuefatta ai libri, non c’è niente da fare. Mi faccio distrarre da copertine, titoli, faccio dei fantastici piani di lettura che vanno a farsi benedire alla velocità della luce ogni volta che metto piede di nuovo in libreria. Mi prendono i periodi di fissa per cui improvvisamente DEVO leggere tutto quello che è stato scritto su un argomento che improvvisamente mi interessa (o un ritorno di fiamma), a prescindere da quanta roba sia già in attesa sul comodino. La mia peggiore tendenza però, in questo periodo, sono i prestiti incrociati. Intanto, io mi servo principalmente da DUE biblioteche, perché una non è abbastanza:

  1. la bibliotechina di paese vicino a casa mia, dove mi sopportano conoscono dall’infanzia e sono disponibili a richiedermi le cose più improponibili in giro per la regione o col prestito per Bibliobus o per posta direttamente (ultimo recupero: la biografia di Clay Regazzoni);
  2. la biblioteca universitaria (non di facoltà, quella dove gli studenti si picchiano giorno per giorno per trovare un posto con le prese della corrente e la luce… in periodo esami può essere necessario fare anche più di mezzora di coda fuori prima dell’apertura, per riuscire a prendere un posto numerato), che è grande, centrale e con un catalogo ovviamente molto più ampio.

Sono assuefatta a entrambi i posti anche per due motivi da collezionatrice compulsiva: nella prima non mi rompono tanto le scatole sul numero dei prestiti in contemporanea e sui ritardi. La seconda permette fino a CINQUE prestiti in contemporanea ma anche sfalsati, con giorni di rientro diversi, e gestibili tutti singolarmente.

Il che vuol dire che molto rapidamente si creano delle infinite pile di libri da leggere con le ansie delle scadenze, perché se nella prima non mi puniscono per i ritardi, la seconda prevede di bloccare la tessera della biblioteca per tanti giorni quanti si è tardato a restituire i libri. Il che è sempre molto frustrante, perché io proprio ho difficoltà fisiche a uscire da una biblioteca senza neanche un libro in prestito. Il che mi porta a pregare amiche perché si carichino le mie nuove dosi scoperte sulle rispettive tessere se sono in compagnia, o a uggiolare disperata se sono da sola. Ma sto cercando di migliorare.

Al momento dalla bibliotechina ho in prestito “Non buttiamoci giù” di Nick Hornby (l’idea era leggerlo prima di vedere il film uscito di recente, poi era fuori in prestito e ho letto critiche pessime dell’adattamento ed è slittato… nel frattempo ho letto “About a boy” dello stesso autore, che mi è piaciuto un casino, e ora sono curiosa di leggere questo), in attesa ancora da cominciare perché, SIGH, dalla bibliotecona ho un libro di Mo Yan, “Grande seno, fianchi larghi”, che mi sta sfiancando da più di un mese ma che ho deciso che finirò ugualmente sperando che il protagonista muoia malissimo, ma proprio male male male, possibilmente in un modo stupido e con un Nelson Muntz cinese che rida di lui in scena. So che molto probabilmente questa era l’intenzione dell’autore, ma mi sta rendendo davvero difficile la lettura.

Ma, ma, MA! L’altro giorno mi sono impedita di prendere altri libri in prestito prima di aver finito questo mattone, il che è un segno importante per una drogata di libri come me.

Ciao, sono un’acida lettrice/accumulatrice di libri compulsiva che cerca di disintossicarsi.

Pubblicato in: Cronache di una studentessa

Essere tesisti: rogne e palle miste

Riemergo dal fortino che ho ormai costruito in casa con i libri che sto utilizzando per la tesi come un fantasma per un breve elenco di bellezze annotate negli ultimi giorni. Cose con cui deve combattere il tesista moderno:

– Pubblica, ma non così tanto: vorrei capire che problema hanno alla facoltà di economia locale. Per entrare è necessario compilare un modulo ogni santa volta (se esci, tipo per andare a mangiare, anche più al giorno) in cui dichiari chi sei, da dove vieni (facoltà universitaria o esterno), lasciare un documento di identità, firmare, dichiarare data e ora di ingresso precisi… Una volta fatto ciò, se sei un esterno come la sottoscritta (sono iscritta in un’altra università da quella di Genova) puoi usare il magico tesserino del tornello, operazione che è obbligatoria in entrata E in uscita. Sospetto sia passato Brunetta ad aggiornare le procedure.

– No bags. Sempre nella suddetta biblioteca non sono ammessi zaini e borse di sorta. Il che vuol dire doversi ammucchiare all’ingresso per tirare fuori tutto ciò che ti serve/ti può servire nella giornata di studio e lasciare il resto in un armadietto con la chiusura elettronica prima del tornello a tessera magnetica. Quindi, se non vuoi essere segnato in uscita e dover ripetere il modulo di prima, arraffi tutti i libri e il materiale che hai dietro, appunti, astucci (nel mio caso anche iPad e tastiera wireless per scrivere più rapidamente) e ti sottoponi alla verifica fiscale descritta prima. E mi hanno pure guardato male quando ho poggiato la pila altissima di roba che avevo in mano (mi uscirà un’ernia a breve, me lo sento) sul banco per pescare la carta d’identità dal portafogli. Condito dal commento un po’ schifato “Ah, ma lei studia a Pavia…” quando ho spiegato che non sono più studente unige.

– I bibliotecari. Lungi da me da fare di tutta l’erba un fascio, ma quanti di voi hanno incontrato bibliotecari a cui dei libri non importava una beneamata fava? Tanti, immagino. Scazzature di ieri (sennò stiamo qui tutto il giorno): la totale indifferenza del bibliotecario a sentire che un libro non era nel posto corretto, sebbene risultasse in sede (ma sì, sarà andato perso!, allegria!) e un tentativo di portarmi via dei libri che stavo consultando per non doversi fermare a metterli a posto dopo l’orario. Mboh.

– E new entry di ieri, gli inservienti. Non mi era mai capitato, ma ieri l’uomo delle pulizie mi ha fatto il cazziatone perché sono una maleducata irrispettosa del lavoro altrui, che pretende troppo e non ha rispetto, e soprattutto che non esce PIÙ dal bagno e gli fa ritardare il lavoro, e che meriterebbe di vedersi aprire il bagno dopo l’orario previsto (cosa che avviene abbastanza puntualmente). Sono stata così maleducata da chiedere se alle 14:20 il bagno fosse già chiuso, visto che così diceva il cartello sulla porta, quando l’orario delle pulizie è 14:30-15:30. Ed è venuto pure a vedere quanto ci stavo in bagno!

Ci mettiamo poi sul fondo i libri dispersi, le copie cadenti (il panico quando li riporti temendo che te li facciano pagare?)… I fondi perduti per cui devi fare domanda al Gran Maestro dei Libri Sacri e Illuminati con prova di iniziazione e marca da bollo per riuscire a entrare e consultare qualcosa, con orari astrusi e pensati evidentemente da un sadico…  Meno male che la vita degli studenti è tutta relax, secondo alcuni!

Pubblicato in: Novità

Di esami e noie burocratiche

Non sono scappata, ma ho finito la sessione esami! Anzi, per meglio dire, ho finito gli esami!!!

Chiusi ieri, dopo una fatica che probabilmente avrebbe messo in ginocchio anche Ercole, mi sa… Ma ce l’ho fatta, sono sopravvissuta e ho chiuso in bellezza, dopo mesi di dramma. Maledetta me quando decido di strafare e aggiungere esami a istinto, perché mi sono trovata con una palla al piede mica da ridere…

È iniziata a settembre scorso, al momento di scegliere gli esami a scelta del secondo anno: ne trovo uno che ispira su Internet, governance, impatto di internet sulla politica e viceversa, penso fico! E lo inserisco. È nel secondo semestre, quindi faccio in tempo a dimenticarmene per un po’, poi al momento di cominciare le lezioni controllo il programma sul sito, l’orario, e tutto bene. Sento a lezione “le lezioni della prof X inizieranno a fine aprile”, ma me ne dimentico in fretta, tanto c’è un programma solo online… A fine aprile comincio il tirocinio, e quindi decido di abbandonare la frequenza per chiudere questa incombenza il prima possibile. Prenoto anche l’esame a fine maggio pensando tutto bene, ce lo togliamo subito e via che si va.

Se non che, a qualche giorno dall’appello, ricontrollo il sito del corso per vedere se c’è il link alle slide del prof che ho seguito… ED ECCOLO. Il modulo mancante della professoressa X che doveva iniziare a fine aprile. Che è un modulo, non un’aggiunta o un seminario extra. Ovviamente c’è solo il link a una pagina vuota, così con molta tristezza mando una mail alla prof e rimando l’appello.

La prof è anche carina e manda il link a un fantomatico blog su cui troverò tutte le informazioni per preparare il suo modulo.
Nel mio momento di crisi profonda non recepisco l’informazione più importante: c’è da fare un progetto pratico, anche per i non frequentanti. Dando per scontato che sia solo per chi ha frequentato, mi metto a studiare per il giro successivo a luglio, rimanendo quindi di sasso quando a fine giugno capisco il mio errore.

Bene, mi dico, devo fare un progetto di comunicazione per un museo dell’università. E andiamo. Devo fare un po’ di foto e sopralluoghi, per cui decido di rimandare dopo la sessione di luglio e qualche altra palla al piede d’esame, tra cui il modulo non-fantasma di questo stesso esame.

MA! I musei sono chiusi per tutto agosto. L’appello successivo è il 4 settembre e dovrei mandare tutto almeno quattro o cinque giorni prima. Dò un’altra craniata alla scrivania: so che mi gioco il tutto per tutto all’ultimo appello della sessione e ancora nell’ottica della laurea a novembre mi metto all’opera.

Mi iscrivo all’esame, specificando che non ho problemi d’orario rispetto a chi deve prendere permesso dal lavoro. Grosso errore. Il mio appuntamento/appello è previsto per le 18:30.

La lunga attesa… Eravamo comodamente seduti in aula, noi, ma il tedio ci ha sopraffatto lo stesso.

E ovviamente… Quando arriva il mio turno espongo il progetto in lungo e in largo, mi diverto pure (ho fatto parlare tra loro scienziati morti sviluppando una schizofrenia molto più ampia del previsto, ma LOL), senonché… Mi incarto totalmente, completamente, assolutamente sulla teoria. Panico assoluto, il flash mentale della media che frana clamorosamente, l’orrore consapevole di chi sa che o rimanda a gennaio o dovrà prendere quello che viene… Se non che la prof mi consiglia di ripresentarmi per fare un’integrazione e ottenere un buon voto, visto che comunque il progetto è molto buono e originale ed è evidente che non avrei saputo realizzarlo senza aver prima studiato. Il mio pensiero è che ho creato quello che ho creato soltanto in nome del buon senso e delle mie conoscenze di internet ed esperienze dirette con progetti del genere, ma mi mordo la lingua e lo spirito genovese che già sta piangendo al pensiero del costo di un’altra trasferta e accetto, perché il voto fa media con un 30L già assicurato del modulo non-fantasma ed è un peccato non confermarlo.

Tanto, mi dico, devo anche portare i moduli del tirocinio, me li faccio firmare martedì e mercoledì salgo su e faccio tutto. E lì, l’ulteriore mazzata: serve una copia di un modulo che ho consegnato ad aprile pre-tirocinio (per quale oscuro motivo non è detto, ed è un peccato, visto quello che si scoprirà dopo) e che io ovviamente non possiedo. Panico.
Scrivo al “filo diretto” della segreteria (non risponderanno mai prima delle 17:00 e lo so, ma tocca prova’), al tutor didattico, all’ufficio stages… E nel silenzio generale, prendo l’iniziativa: stampo un’altra copia e la faccio rifirmare, metto in conto di dove andare anche dal prof in mattinata e quindi capisco che la mia giornata di mercoledì sarà composta in questa maniera:

– 13-14: orario di ricevimento del prof per avere la firma
– 14:30-15: esame a puttemburgo
– 15:30-16: consegna dei moduli in ufficio stage

Ovviamente la giornata è stata molto, MOLTO fantozziana, dal prof che si lagna che ha cambiato orario di ricevimento e che la pagina stages dovrebbe essere aggiornata, all’esame che era in un posto diverso rispetto all’altra volta con conseguente corsa folle per arrivare nel posto giusto (e fanculo al portinaio che mi ha mandato nella direzione sbagliata, È IL TUO LAVORO SAPERE DOVE SONO I DIPARTIMENTI!), per arrivare alla rivelazione shock: il modulo disperso serve ad assicurarsi che le date di inizio/fine tirocinio sul foglio ore corrispondano a quelle dichiarate all’attivazione del tirocinio stesso.
A quanto pare, io che mi ricordo che date ho scritto cinque mesi fa su un foglio sono un mostro.

In realtà ho fatto un’espansione pirata della mia memoria ma non l’ho detto a nessuno…

Tutto ciò per dire che io ho una nuvoletta nera che m’insegue come un cagnolino ovunque io vada, ma che nonostante questo ho chiuso gli esami in bellezza e ho consegnato i moduli del tirocinio, e quindi ho concluso tutti gli impegni/palle universitari a parte la tesi, quindi YEEEEEEEEEEEEEEEEEE!