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Di acqua e di vento, di Ang Chin Geok

Continuo il mio giro per il mondo con i libri (-5 per arrivare a 80, yay!) con una sosta a Singapore e Ang Chin Geok.

Di acqua e di vento è un romanzo che racconta in maniera l’evoluzione di Singapore da colonia britannica a nazione indipendente e della condizione della donna in questa città attraverso i racconti di tre donne della stessa famiglia cinese. Per capirci, Nonna, Figlia e Nipote. Ognuna racconta la sua esperienza di vita, e i problemi che cambiano da una generazione all’altra: la Nonna non può studiare poiché sua madre lo ritiene inutile per una donna (tra l’altro con una motivazione gretta – sarebbe un investimento a fondo perduto, che non arricchirebbe la famiglia, visto che la figlia poi dovrà sposarsi, e sarebbe un beneficio per la famiglia di suo marito), si ritrova sposata senza aver neanche mai visto il volto del marito, affronta la guerra e la fame da sola con i suoi quattro figli, perché lo sposo è prigioniero dei giapponesi. La Figlia, nata proprio durante l’occupazione, gode già di molte più libertà, ma deve affrontare le sue scelte quando il suo matrimonio misto fallisce e si trova in Australia (patria del marito) da sola, lontana dai suoi familiari, a lottare per la custodia dei figli. La Nipote, a cui sono dedicati solo pochi capitoli alla fine del romanzo, cinese solo a metà, che fatica a trovare il suo posto nel mondo, vittima di razzismo sia a Singapore per il suo sangue australiano che nel paese del padre per i suoi occhi a mandorla.

In realtà, ha molta più importanza la sfera privata che quella pubblica della famiglia, che tuttavia affronta la seconda guerra mondiale e l’occupazione giapponese, i contrasti razziali degli anni ’60, per inquadrare le difficoltà di una nazione la cui popolazione è composta per quattro quinti da discendenti di immigrati ancora oggi (tre abitanti su quattro sono di etnia cinese). E uno dei temi principali è proprio il rapporto che queste donne hanno con “la madrepatria”. Se per la Bisnonna (che non è una voce narrante del romanzo, e tuttavia lascia il suo segno), coi suoi piedi fasciati e la fatalista certezza che ogni guaio della famiglia sia legato alle cattive azioni di uno zio da parte del marito, la Cina è davvero la patria, e le tradizioni sono la sua guida nella vita, arriviamo alla Nipote, per la quale le credenze della sua famiglia materna assumono l’aspetto di superstizioni, da conoscere per sapere da dove si proviene senza però lasciarsi soggiogare.

In questo senso, il romanzo mi è piaciuto. Non è la più originale delle idee, però sfrutta un espediente già collaudato per raccontare la storia di un luogo o di una nazione attraverso le esperienze di più generazioni, specie per un paese lontano e di cui conosco poco (più per stereotipi che altro, per di più). Ciò che non mi ha convinto è che le tre donne che raccontano non si distinguono per personalità e stile,  oltre al fatto che tutte e tre affrontano enormi tragedie senza però riuscire a emozionare davvero.

Di acqua e di vento, di Ang Chin Geok
Piemme (1999), pp. 256
Voto: ★★★☆☆

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Prenditi cura di lei

L’ultima tappa del mio giro del mondo coi libri mi ha portato in Corea del Sud, con il romanzo di Kyung-sook Shin “Prenditi cura di lei”.

_Prenditicuradilei_1307301123Edito da Neri Pozzi in Italia, questo romanzo racconta le reazioni della famiglia Park quando l’anziana madre scompare nel bel mezzo del centro di Seul. Un avvenimento così banale e assurdo allo stesso tempo che per un primo momento lascia sgomenti e annichiliti i familiari. Mentre, finalmente, si attivano con le ricerche, la figlia di mezzo, una scrittrice affermata, il figlio maggiore e prediletto, il padre e la figlia minore si trovano a riflettere sul rispettivo rapporto con la donna scomparsa, madre e moglie, e a quante cose avessero dato per scontate, oppure non le avessero comprese fino al momento della scomparsa, dunque troppo tardi, o avessero scelto di ignorare. Perché la madre, una donna che si è sposata perché c’era la guerra e il suo destino poteva essere assai peggiore, che ha nascosto tutta la vita il suo analfabetismo vergognandosene, che ha sopportato il tradimento del marito e che si è annullata per garantire ai figli una vita sicura, ha i suoi segreti e le sue ombre, e solo l’assenza della sua figura familiare comincia a svelare le crepe.

Culturalmente, mi è piaciuto entrare nel dettaglio di diverse tradizioni locali della campagna coreana, e di vedere rappresentata la distanza tra la zona rurale, dove la famiglie nasce e cresce, e la grande città, in cui i figli un po’ alla volta si trasferiscono, perdendo quel senso di familiarità coi genitori. Può sembrare una riflessione banale, però in un paese che dopo la guerra ha subito una tale trasformazione, fino a diventare in pochi decenni una delle metropoli più importanti del mondo ha un altro valore, così come ha sancito una distanza culturale immensa tra i figli nati dopo la guerra e i loro genitori, come se fossero abitanti di due paesi diversi.

È un romanzo che mi ha toccato personalmente perché, anche differendo nei dettagli, mi ha ricordato in parte la storia di mia nonna, che è mancata meno di due anni fa, e di cui probabilmente la mia famiglia non riuscirà mai a capire tutto e a far combaciare le diverse sensazioni e percezioni che ognuno di noi ne aveva. Si tratta di una lettura che va oltre il concetto di famiglia che viene spesso osannato (anche sulle famiglie “acquisite”, nel senso, pensate solo a quante volte un cast, un gruppo, una squadra in generale si definisce una famiglia, così spesso che forse rischia di diventare superficiale), che svela le diversità tra i diversi membri della famiglia, le incomprensioni, l’abitudine a considerarsi per stereotipi anche affettuosamente, e a non saper vedere oltre i ruoli “canonici” della famiglia.

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Letture di giugno, 3 di 3

E chiudiamo l’argomento con l’ultima cinquina di giugno, che comprende un paio di libri che avevo snobbato spesso perché troppo… ovvi. A volte forse evitare libri che tutti hanno o dicono di aver letto e consigliano è una specie di forma di difesa, soprattutto se non riscontrano i propri gusti personali, magari perché un professore del liceo si è perso secoli dicendo che non si poteva vivere senza, a volte però si perdono delle occasioni. Mi piacciono i social sui libri proprio perché offrono la possibilità, tra consigli e gruppi di lettura, di recuperare alcuni di questi libri. E questi due libri sono…

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