Pubblicato in: Novità

Un viaggio inaspettato mio di me: la Nicchia

Come un piccolo Hobbit di mia conoscenza, comincio un’avventura inaspettata: da oggi faccio parte dello staff della Nicchia, un blog che si occupa di promuovere la narrativa fantastica italiana sia di esordienti che di autori già noti ma forse ormai persi di vista. Sperando di non dover combattere draghi… È un po’ che trascuro il fantasy e la fantascienza, un po’ per sfiducia sulle uscite più strombazzate delle case editrici un po’ per disintossicarmi dalle droghe pesanti (che nel mio caso sono la Hobb e Martin), ma è giunto il momento di tornare. E sono soprattutto contenta di collaborare di nuovo con Cielo Amaranto: ci conosciamo da un secolo (dal primo Fanfic.it!) e nell’ultimo periodo forse ci eravamo un po’ perse di vista, ma ammiro molto quello che scrive e le sue opinioni, e tornare a un progetto in combo è veramente una gioia.

Voglio tornare a sguazzare nel genere e, chissà, scoprire qualche libro che da sola forse mi sarei persa… La sfida principale sarà sempre e comunque riuscire a mantenermi sempre obiettiva e non troppo caustica, specie con gli esordienti. È passato il tempo in cui facevo l’acidissima, fortunatamente, e anche se non ne farò passare molte so che c’è modo e modo per dire le cose. In fondo sono passati dieci anni da quando ho cominciato a scrivere e recensire online, è doverosa un po’ di crescita, no?

Nuovo progetto, dunque… E su questi schermi a breve con le letture di giugno 😄

Pubblicato in: Cinema, Recensioni

Il quinto (scricchiolante) potere

Ieri, in quest’uggia che sembra non finire mai, sono andata con la mia migliore amica a vedere l’ultimo film del Cumbercoso (sono stufa di cercare ogni volta il cognome perché non mi ricordo mai come si scrive, tanto avete capito) su una delle storie più controverse degli ultimi anni: Wikileaks e Julian Assange.

Premesso che la mia sensazione di partenza, che mi è rimasta anche dopo la visione, è che la “storia” in questione è troppo recente e calda ancora per passare già a un film, tanto più con un taglio molto “polveroso” per una pellicola che dovrebbe parlare di Internet. Abbiamo la storia dal momento in cui Assange, tolto un primo flashforward che ci anticipa il finale del film, conosce e “recluta” Daniel Berg, coinvolgendolo nel suo progetto di Wikileaks: abbiamo il primo periodo idilliaco, i successi, i primi dubbi, e la parabola in discesa che porta all’evento per cui i due protagonisti si separeranno, la pubblicazione di un pacco immane di documenti riservati militari e diplomatici che potenzialmente metterebbero moltissime fonti dell’intelligence americana in pericolo di vita. Man mano che la grossa vicenda prende corpo, il dio Assange, come fin nel film viene definito, rivela i suoi piedi di argilla, le debolezze, la mania del controllo, la diffamazione del suo ex-amico, fino alla sua inibizione nel ricevere nuove storie da pubblicare.

Lo trovo un film difficile da giudicare perché è un film che non riesce a rimanere neutro: il ritratto di Assange è brutale, l’interpretazione su ciò che ha fatto data dal regista e dalla sceneggiatura. Il ragazzo scappato da una comunità settaria che sembra però portarsi dietro e che utilizza gli stessi mezzi manipolatori per convincere gli altri a collaborare con lui, inventando pacchi di volontari e collaboratori per far apparire l’organizzazione più grande e più affermata di quello che è anche alle persone direttamente coinvolte, difende le regole che si è dato senza tenere conto dei costi, brucia qualunque opzione che non venga da lui stesso. “Le persone hanno delle opinioni”, frase brutale e incomprensibile da parte di un uomo che vuole la libertà assoluta d’informazione per il mondo.

Tuttavia, questa è la cosa che più mi ha dato fastidio nel film: nel ricostruire un personaggio che pretende di ripubblicare ogni file ricevuto integralmente, così da non contribuire a formare opinioni nei lettori (dando invece loro l’opportunità di formarsele da soli), il regista dà invece una chiara lettura dei protagonisti e decide per il pubblico chi è buono e chi no. Assange, specie nella parte conclusiva, è un gelido stronzo insensibile e incapace di ascoltare un qualunque consiglio per quanto di buon senso, è uno che per non tradire i propri principi – applicati in maniera diversa a seconda di chi è in ballo in uno specifico momento, specifichiamo – è pronto a mettere in pericolo migliaia di persone (scagionandosi poi in maniera a dire poco tendenziosa: nel senso, è ovvio che non avrai mai una prova “certa” che una gola profonda degli USA è stata uccisa proprio perché un regime nemico ha letto determinati dati sul suo sito, dovresti chiedere a loro o avere un modo per tracciare i visitatori del sito…), al punto che gli altri devono bruciargli il sito in modo da fermarlo. Non puoi “salvarlo”, non c’è proprio modo di salvarlo. Certo, l’ispirazione sono due libri non a favore di Assange, tutt’altro, ma col passaggio al film mi sarei aspettata uno sguardo più neutro e più aperto sull’argomento.

L’altra questione che mi ha lasciata molto perplessa è il discorsetto buonista e da salvatore del mondo fatto da Remus Lupin Thewlis (in veste di giornalista del Guardian che subito esalta Assange e che poi si rende conto di aver contribuito a creare una sorta di Frankestein dell’informazione) sull’importanza di fare giornalismo buono e di contribuire a far partire delle rivoluzioni. È un discorso che ho trovato molto ipocrita, considerando quanto tante notizie vengono ignorate normalmente proprio sui paesi in rivoluzione o in guerra in Africa, ad esempio, ma anche nei conflitti in Medio Oriente anche cominciati dagli occidentali. Quanti giorni sono che non sentite parlare della Siria, per dire? O dell’Egitto, hanno più parlato dell’Egitto, dopo la mega strage di qualche mese fa?
Il giornalismo d’inchiesta è costoso, come dicono più volte nel film, ma è anche ignorato perché alla fine non vende: siamo mediamente molto più interessati a sapere se dopo sedici anni hanno la precisa perfetta sequenza dei fatti che hanno causato la morte di Lady D ai conflitti e alle rivoluzioni che disegneranno il mondo di domani, non raccontiamoci palle. O, tornando alle nostre questioni interne, quanto spazio viene sprecato da tg e giornali per “Berlusconi, si vota domani, sì, no, scoperto, segreto, forse, no si rimanda” e un’infinita sequela di aggiornamenti che alla fine non sono neanche notizie, perché siamo sempre nello stesso schifoso stallo da mesi e mesi (per non dire anni, ma poi mi deprimo). E ora improvvisamente i media tradizionali vogliono contribuire a fare le rivoluzioni! Signor Lupin, non ce la racconta giusta.

Per finire… Ma il signor regista ha mai aperto internet? 😄
No, così… Mi è sembrato l’ennesimo film su Internet “vecchio”, poco consapevole di cosa si parla, in cerca più di soluzioni visive che possano spiegare un protagonista virtuale come la rete (un ufficio che ammicca agli anni ’50) che a rappresentare effettivamente le potenzialità di Internet, di Wikileaks, e di un’informazione senza (o quasi) filtri. Mi è sembrata la solita rappresentazione “internet sembra il paese dei balocchi ma alla fine hai bisogno dei media tradizionali, perché solo loro sono portatori di verità e autorevolezza”. Che è un po’ vecchio, eh.

Dunque, per tirare le somme: un grande cast pieno di volti noti e bravissimi (tolti il Cumby e Brühl, ci sono Stanley Tucci, il già citato Thewlis, Laura Linney, il cugino Matthew di Downton Abbey – ciao pirlone, complimenti per l’ennesimo progetto così e così dopo aver piantato per strada DA ^^ – e Melisande di Game of Thrones – sei splendida anche bruna e ti odio per questo), che però non sono sufficienti a tirare su una sceneggiatura debole e di parte e una regia polverosa.

Una nota sulla mia personale visione: mi auguro per voi di non beccare accanite fan dl Cumby che passeranno l’intervallo a lamentarsi di come sia ingiusto che il Cumby sia doppiato perché la voce non gli rende giustizia (falsissimo, tra l’altro, il doppiatore contribuisce a rendere molto bene l’ambiguità e le tendenze manipolatrici del personaggio), a emanare ormoni su quanto sia bello (vi prego, poi, affascinante, ma bello NO) e su quanto sia bravo e quanto sia figo il suo ruolo. Momenti in cui vorrei una bomba sul fandom 😄