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Letture di maggio, 2 di 2

Allora, continuo con le letture del mese scorso mentre la mia fame di topo di biblioteca mi fa tremare al pensiero di quanti post farò a giugno: sono a sei libri solo dopo la prima settimana, help! 😄

Comunque, tornando a maggio…

Piccola premessa: mi sono entusiasmata un sacco quando ho visto Rush l’anno scorso (ci dovevo anche fare un post da ferrarista esaltatissima, ma poi gli ultimi esami e la stupida tesi mi hanno inglobata nel loro mondo triste e infelice) e ho cominciato a scriverci su una fanfiction che si distinguesse nel piccolo fandom che si è creato in Italia per l’accuratezza nei dettagli tecnici e di cronaca e che non si concentrasse solo sulle relazioni sentimentali più o meno improbabili colte dai neo-fan, perché mi sembrava assurdo scrivere di un mondo esaltante come la Formula 1 degli anni ’70 per concentrarsi sulle storie amorose (mi mette tristezza che alla fine l’unico punto di interesse sia questo, ma semmai nel parlo un’altra volta). Così ho cominciato a recuperare le fonti più disparate, navigando per lo più negli archivi delle testate italiane, poi sono incappata quasi per caso nella biografia di Lauda e nelle memorie di Ferrari… E alla fine sono riuscita a recuperare per posta da una biblioteca del Ponente anche quella di Regazzoni, che è il protagonista della mia storia. Devo dire che essendo una “fonte d’ispirazione” mi ha mandata un po’ in crisi, scoprendo che Clay e Lauda si contraddicono in maniera abbastanza plateale, ma in ogni caso è stata una lettura interessante, anche perché la prospettiva è particolare: non è un campione che si glorifica per i propri successi, al momento della narrazione, ma è un uomo che si deve confrontare con una disabilità grave dopo un terribile incidente e rilegge la sua vita mentre sta facendo la riabilitazione ed è in cerca di qualche specialista che possa restituirgli l’uso delle gambe. Una grande storia umana, oltre che di corse, e sono lieta di aver trovato questo libro anche se per vie un po’ traverse.

Questo può rientrare nella categoria letture in ritardo per vedere l’adattamento al cinema, che quest’anno per ora conta anche Non buttiamoci giù di Hornby e La ladra di libri di Zusak. Nonostante questo, delle tre è la lettura che più mi ha sorpreso e divertito: bisogna accettare l’assurdità del racconto e accettare ciò che il protagonista racconta con serenità, un effetto stile “Forrest Gump” che ho apprezzato molto perché penso che sia molto più difficile convincere un lettore ad accettare la “sospensione del dubbio” e a fidarsi del narratore, rispetto a uno spettatore (infatti conosco scettici a cui non è piaciuto per nulla perché non sono riusciti a lasciarsi andare a questa storia surreale e tragicomica). Il fatto che io, cinica di professione, ci sia riuscita per me dimostra il talento di questo autore. Mi ha conquistata con la premessa e con l’assurdità della situazione iniziale alla stazione dei pullman, e non sono più riuscita a staccarmene, il che è sempre piacevolissimo. Mi piacciono inoltre gli autori che riescono a parlare di alcune delle più grandi schifezze mai fatte dall’uomo con leggerezza, ma senza essere superficiali. Jonasson riesce a citare orrori come la castrazione dei considerati “inferiori” da parte del nazismo, l’atomica, i gulag, e il regime di corruzione in Indonesia (senza parlare di due omicidi nella narrazione presente) ma da un punto di vista così particolare funziona. Divertente e interessante, se ci si fida dell’autore.

 

Maggio è prima di tutto il mese del Salone del Libro, il che è sempre un’occasione per leggere un po’ di materiale sul mondo dell’editoria. Voltare pagina onestamente è stato un po’ una delusione: mi hanno prestato un’edizione vecchia, per carità, e non aggiornata, e parlare di editoria oggi è un gran casino, perché da un momento all’altro può comparire un nuovo dispositivo, una nuova modalità di lettura, un social network diverso da considerare nel proprio quadro… Questo libro rimane sicuramente molto valido parlando degli aspetti tradizionali del modello editoriale, dei meccanismi di produzione classici e negli schemi di “chi fa cosa”, però la parte sul digitale, che dovrebbe essere il di più che rende speciale questo libro, è ormai vecchio e superato, per cui sono rimasta molto delusa. Sarò cinica, ma se ancora si parla di CD come prima modalità di editoria digitale su cui puntare è evidente che il libro ha fatto il suo tempo. Comunque sono contenta di averlo finito, anche perché me l’avevano prestato secoli fa ed era arrivato il momento di renderlo.

 

La lettura digitale e il web invece mi ha interessato di più, perché sicuramente è più aggiornato, ma soprattutto perché raccoglie articoli di esperti e prima di tutto di blogger che si pongono a confronto con il mondo editoriale più canonico, e che cercano di analizzare come i soggetti editoriali si pongono nei confronti delle tecnologie contemporanee e di come i lettori sono cambiati con Internet e nuovi luoghi di discussione digitale e le nuove modalità di lettura. È interessante secondo me vedere anche quanti e quali editori si sono rifiutati di rispondere, non si capisce bene se per difendere delle “strategie segrete” o per quale altro motivo. Peccato, perché ad esempio può essere molto indicativo vedere come un editore ad esempio usa i social network e in particolare quelli dedicati ai lettori, se si continua con una comunicazione verticale o se si cerca di creare più discussione e movimento tra i potenziali compratori dei libri. Sicuramente un libro centrato sul presente e sul futuro.

 

 

 

Ma maggio è stato anche un mese di ritorno ai fumetti:

I pitti sono stati una scoperta e, mi spiace dirlo, ma forse il miglior Asterix dalla morte di Goscinny. Uderzo è sicuramente un bravissimo disegnatore, ma le trame dei numeri dopo i belgi sono andate via via imbruttendosi e perdendo lo charme iniziale. I due artisti che hanno realizzato questa nuova avventura mi sembrano ben lanciati a riprendere quella tradizione che prende in giro gli stereotipi culturali ma con una verve e un umorismo speciali, ma allo stesso tempo stanno cercando di fare il “loro” Asterix, e sono curiosa di averne di più. In mezzo abbiamo un classicone, che manco sto a presentare, comprato al Salone. Non vedo l’ora di recuperare gli altri numeri! E il Trono di Spiedi… Una parodia spassosa che consiglio a chi ama le proprie passioni al punto da non impettarsi per le prese in giro sagaci ma sa riderne con gusto (e che gusto, in questo caso!).

Bene, finito qui metterò subito in cantiere il primo post di giugno… Voi che avete letto il mese scorso? Che avete intenzione di leggere in questo (finalmente!) caldo giugno?

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Letture di maggio 1 di 2

Post di panoramica sulle letture del mese appena concluso, per tirare le somme.

Avevo sul groppone da aprile Mo Yan, che si è protratto lento ed estenuante per tutto il mese. E più si allontana meglio mi viene da parlarne, forse perché avevo bisogno di staccarmi da questa sofferta e drammaticissima epopea familiare. Non è un libro semplice e bisogna essere convinti di volerlo leggere, e forse non rimanere O______O come la sottoscritta quando è stato evidente che la tematica del feticismo per i seni (feticismo come adorazione di un feticcio, non come pratica sessuale come lo intendiamo noi di solito), ebbene sì, è una tematica portante del libro. Soprattutto bisogna essere lettori che non hanno bisogno di affezionarsi particolarmente ad almeno un personaggio per andare avanti nella lettura, perché non è questo il libro che fa per questa tipologia di persone: tutti i personaggi sono sconfitti in partenza, in primis il protagonista, in balia dei vari movimenti rivoluzionari e controrivoluzionari che imperversano nel tempo in Cina. Se si ha la forza di proseguire verso la fine si svela la migliore parte di tutto il libro, secondo me, però è difficile. Ho un altro libro di questo autore in casa, ma mi sa che lascerò decantare questo per qualche mese prima di mettermici.
Più che al libro dunque faccio i complimenti a me stessa per non aver gettato la spugna, anche se l’ho fatto solo per non darla vinta all’inetto protagonista.

Tra un capitolo di Mo Yan e l’altro ho infilato diverse cose, ebook che attendevano  nell’iPad da un bel po’ e gli acquisti che ho fatto al salone del libro a Torino. Andiamo per ordine:

Questo… saggio? Pensiero? Commento? Sepúlveda racconta le sue emozioni alla notizia dell’arresto di Pinochet a Londra nel ’98 (fatto che io assolutamente non conoscevo, anche se forse mi posso giustificare con la mia candida età all’epoca) e ciò che per breve tempo ha rappresentato per lui e quanti altri cileni attendevano la rimozione del dittatore e il rinvio a giudizio per i crimini da lui commessi contro il suo popolo e l’umanità. Giudizio che però non arriva, e dunque l’autore si sofferma sulla sua delusione e sulla situazione dal colpo di stato contro Allende a oggi, circa, sia da un punto di vista generale che con le sue storie personali della famiglia e degli amici, il suo esilio, il rapporto coi figli nati e cresciuti in terra straniera. È una riflessione sofferta, consapevole della speranza provata a quella notizia e dell’amarezza che le è seguita quando del processo non se ne è fatto nulla. Amo Sepúlveda politico e tornare a leggere qualcosa di suo è sempre un piacere, anche se testimonia una follia degli uomini che è difficile sentir testimoniare.

 

 


Su Caterina, la prima moglie di Philippa Gregory ho già scritto un paio di post fa (Il mio grosso problema con i romanzi di Philippa Gregory): ci ho riprovato dopo la grande delusione datami dal romanzo su Elizabeth Woodville, il primo della serie sulla Guerra delle Rose, ma io e la Gregory non siamo proprio compatibili. Pazienza, spero di avere romanzi storici su cui scrivere articoli più positivi (ho sul comodino Wolf Hall, da cui mi aspetto molto).

Questo libro mi ha attirato tantissimo al Salone del Libro e ne sono rimasta molto colpita: il tema è quello della moglie del dittatore argentino Perón, ma lo svolgimento è molto particolare. Partendo dalla morte e dal processo di imbalsamazione che la salma di Evita subisce per diventare una reliquia del regime peronista a prescindere dal passare del tempo, l’autore ricostruisce sia quest’aura di santità – creata dai suoi descamisados e allo stesso tempo dai suoi antagonisti che hanno rubato, nascosto, forse profanato questo corpo – sia la persona di Eva Perón in un ritratto che svela tratti che hanno ben poco a che fare con la santità: una ragazzina di provincia che tenta in un modo o nell’altro il successo nel mondo dello spettacolo e finisce col diventare in maniera rocambolesca madre di una nazione. Alle fonti tradizionali così si alternane persone che l’hanno conosciuta prima di diventare Evita o che l’hanno incontrata in momenti più intimi dei proclami dal balcone della Casa Rosada, per un racconto molto più umano e profano. Può sembrare strano un romanzo basato sulle peregrinazioni di un cadavere, ma il risultato è molto interessante. Da leggere con il musical di Webber in sottofondo, ovviamente, ma non il classico inno “Don’t cry for me Argentina”: scegliete le altre tracce, quelle che danno voce all’adorazione del popolo argentino o quelle che raccontano Eva prima di essere Evita, decisamente più azzeccate.

 L’uscita della nuova collana Live di NC è stata l’occasione per recuperare uno dei tre romanzi incompiuti di Jane Austen (l’altro l’ho letto ieri, ma prossimo post), ed è stato bello tornare nel mondo della mia zia scrittrice preferita, tanto che l’ho letto tutto d’un fiato e sono rimasta molto triste all’idea di non sapere come avrebbe dovuto finire. La noticina in fondo con il finale raccontato senza fonti mi ha un po’ infastidita (avrei preferito ci fosse una citazione da un saggio o qualche lettera che “certificasse” quanto viene riportato), mi ha dato un po’ la sensazione che fosse obbligatorio avere un lieto fine per godersi il manoscritto rimasto a metà, mentre io l’ho trovato godibilissimo a prescindere dal finale, anche perché le intenzioni di Jane sono in genere abbastanza chiare da subito, anche se i suoi personaggi ci mettono parecchio ad arrivare al dunque! 😄
In ogni caso mi ha fatto piacere recuperarlo, certo se non fosse obbligatorio questo rosa confetto per le sue copertine sarei più felice… Ma pazienza.

Il resto al prossimo post ^^