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Libri e vendite

Leggevo oggi un articolo di qualche giorno fa del Fatto Quotidiano in cui l’autore si chiedeva se il calo nelle vendite librarie non sia anche colpa dei libri su cui puntano oggi gli editori principali nel nostro paese.

Ora, effettivamente io vorrei sapere quale vero forte lettore non ha il latte alle ginocchia ogni volta che entra in libreria. La top ten degli settimana scorsa:

1.   Jeff Kinney – Diario di una schiappa. Guai in arrivo!
2.   Beppe Scienza – Il risparmio tradito
3.   Michele Serra – Gli sdraiati
4.   Margaret Mazzantini – Splendore
5.   Fabio Volo – La strada verso casa
6.   Luis Sepúlveda – Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza
7.   Sara Tessa – L’uragano di un batter d’ali
8.   Suzanne Collins – Il canto della rivolta. Hunger Games
9.   Khaled Hosseini –  E l’eco rispose
10. Isabel Allende – Il gioco di Ripper

Resta su il terzo libro della saga di Hunger Games in scia al secondo film, si confermano i successi “sicuri” internazionali Allende, Hosseini e Sepúlveda, più il nuovo episodio del diario della Schiappa più profittevole della storia; poi c’è l’immancabile Fabio Volo, i nostrani stabili Mazzantini e Serra… Di questa lista non conosco solo due nomi su dieci. Poco di nuovo sotto il sole, direi. E tralasciando i libri che vendono di più, penso a tutti i libri clone e mi sento male.

Tutti quei libri di qualità discutibile che s’inseriscono nel filone del CASO EDITORIALE del momento e che vengono buttati sul mercato solo perché si prega che abbiano lo stesso riscontro dei più famosi titoli che hanno lanciato la tendenza. Tipo lo scaffale di finti horror che è immancabile da quando è uscito Twilight, libri dove i mostri e i personaggi canonici del genere sono snaturati in teen love drama abbastanza tristini. O la sezione di libri erotici su sottomissione e dominazione post-50 sfumature di cui credo la buona parte dei forti lettori avrebbe continuato felicemente a fare a meno. O tutti i romanzi storici che hanno la pretesa di essere dei “Nome della Rosa” dei poveri, ammettiamolo. Chi di noi esattamente sente il bisogno di tutti questi titoli, in genere abbastanza bruttini, con grafiche abbastanza scopiazzate, fascette che promettono il nuovo fenomeno della letteratura? Io onestamente no.

Personalmente ho ormai l’abitudine di saltare in blocco la sezione novità e gli scaffali delle top ten, salvo che non ci siano titoli di autori che attendevo, per andare a curiosare nelle zone meno ovvie e cercare qualcosa d’interessante. Poi ci sono i vari vincitori di premi più o meno seri, i cumuli di case editrici che si dimostrano più competitive sul marketing che sulla qualità, i libri rilanciati in occasione del premio strega, il Nobel, la morte di un autore o di un personaggio famoso… Fenomeni passeggeri che attirano secondo me più i lettori occasionali dei lettori forti.

E questo per la narrativa. Per la saggistica spesso hai a che fare con il muro del pianto: pochi titoli, spesso solo di quei pochi autori conosciuti anche dalle pietre, lunghi tempi per gli ordini… Per le edizioni italiane, quando va bene. Se cercate un testo in edizione straniera che ha poche possibilità di essere tradotto per il nostro paese, lasciate perdere. Per la tesi per esempio mi sono trovata a cercare dei libri di design grafico: millemila copie di Munari, che rimane uno degli autori fondamentali, e poco altro. E allora internet e (anche) gli ebook diventano fondamentali se si vuole fare una ricerca completa senza diventare vecchi nel frattempo.

Io amo andare in libreria, amo i libri che odorano di nuovo, amo vagare tra gli scaffali in cerca di titoli interessanti. Sono una drogata che gira, leggiucchia quarte di copertina e incipit, si segna libri che potrebbe comprare… Compro meno di quanto vorrei, perché ho fondi illimitati, ma compro ancora e tanto, però è sempre più difficile trovare qualcosa di poco scontato in negozio fisico facendo lo slalom tra il fenomeno editoriale inaspettato, il caso del millennio, i Fabio Volo con le copertine fluorescenti. Cercando il libro non banale, che probabilmente è presente con una sola copia, magari pure un po’ rovinata (così comincia il dramma: lo compro o non lo compro?), o un autore che ci filiamo in pochi, o uno difficile da trovare che era suggerito in un libro letto in precedenza… Una corsa a ostacoli spesso frustrante.

Sicuramente noi forti lettori siamo una minoranza di una minoranza, e probabilmente da soli non siamo sufficienti per tenere su il mercato di non so quante migliaia di case editrici… Ma trovare pane per i nostri denti librari un po’ più spesso schifo non farebbe, almeno per me. Libri meno scontati, meno banali, più sostanziosi. Libri per un pubblico più consapevole e meno pollo.

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La desolazione di Smaug (o di Peter Jackson e soci) parte 1

È da domenica sera che penso a come poter dare la mia opinione sulla seconda parte dello Hobbit. È difficile, perché è un film che aspettavo con ansia, e che mi ha deluso profondamente. Sono andata piena di speranze, della serie “Avanti, fate vedere a tutti i pre-detrattori che si sbagliano, che avete fatto di nuovo centro!” (detesto quelli che si mettono in cattedra prima di leggere/vedere/provare qualcosa, ho un pregiudizio contro quelli che hanno dei pregiudizi a quanto pare). Sono andata anche con tredici pazze come me e penso che, tra le aracnofobiche, le sgranocchiatrici di popcorn e quelle sconvolte per ciò che vedevano (o un mix di più cose), ci siamo fatte odiare dal resto del cinema, anche perché eravamo in una saletta microscopica e si sentiva davvero tutto… Vabbeh. 😄

Metto l’avviso qui… SPOILER!!! Se non volete rovinarvi la visione…

Tanto per rimanere in tema.

Dunque, il film comincia più o meno dove avevamo lasciato la compagnia dei nani+Hobbit+stregone: in fuga dagli orchi. Il momento di speranza “uuuuuuh, laggiù (ma molto laggiù) si vede la Montagna!” è finito e si è ripreso a correre. E la corsa è la sensazione che predomina più o meno tutto il film: di corsa, bisogna arrivare alla Montagna prima del Dì di Durin… E prima che finiscano anche queste tre ore. Almeno, la sensazione che ne ho avuto io è stata un’accelerazione generale, anche nelle riprese, nei cambi di inquadrature… In tutto. Di corsa che non c’è tempo!

Così Beorn è stato sintetizzato in pochissimo tempo, almeno per la prima parte del suo ruolo nel libro, mentre Gandalf diventa anche più enigmatico e fumoso del solito. In pochissimo arriviamo sul limitare del Bosco Atro, vengono date le indicazioni a Thorin sulle funeste conseguenze che gli sarebbero capitate se avesse perso il sentiero (e affidiamo l’orientamento a lui? LUI, che si è perso nella Contea dove doveva trovare l’unica collina in mezzo alla valle e la casa che ci sta sotto? Vabbeh…), quindi prende e se ne va. Comprensibile, ha Galadriel in conferenza telepatica e un compito importantissimo da svolgere. Pensavate che accompagnare tredici nani e uno Hobbit nelle fauci di un drago fosse importantissimo? Eh, ci sono cose più pressanti.

Indovinate in quanti secondi Thorin perde il sentiero… Se avete detto più di dieci, bel tentativo, ma nope.

Povero Thorin… Proprio non ce la fa. Credo riuscirebbe a perdersi sul sentiero di mattoni gialli del Mago di Oz.

L’aria pesante e greve di Bosco Atro manda ancora di più in confusione i poveri nani, che cominciano a litigare. Ecco, qui mi spiace che sia stata tagliata la parte delle visioni, tipo Elfi immaginari che li attaccano, perché avrebbe collegato le diverse scene. Invece, mentre Bilbo si arrampica in cima agli alberi per capire dove si trovano, i nani vengono catturati dai ragni senza che combattano. Nessun rumore, solo tante ragnatele, semicitando Kili dal primo film. E ci lanciamo in una lunghissima scena di battaglia di Bilbo coi ragni giganti, scena che forse per amore di tutti i fan con la paura di aracnidi e affini si poteva un po’ limitare… Anche perché l’abbiamo già vista, con Samvise e Shelob. È vero che Lo Hobbit e LOTR ripropongono molte situazioni analoghe, eppure vedendo questo film in particolare mi sembrava troppo autoreferenziale…  Per dire, anche Bilbo che continua a tocchignare le ragnatele: ok, è un po’ Tuc anche lui, ma quanti non hanno pensato a Pipino e allo scheletro che ha fatto cadere nel pozzo a Moria? Perché io ci ho pensato TANTISSIMO.

Comunque, ragni a parte, gli elfi arrivano per davvero. Ossia, arrivano Legolas (con delle inquietantissime lenti a contatto azzurro ghiaccio) e Tauriel, più un numero n di elfi a caso che tanto non si vedranno né avranno un ruolo, quindi ignoriamoli pure. E comincia anche il circo elfico, perché nessuno degli elfi in azione farà più di tre passi “normali” di fila. Al che rimango un po’ perplessa: ok che Legolas si è sempre mosso in modo etereo, e che è “leggero” essendo un elfo, tanto che cammina sopra la neve appena caduta, ma in LOTR non fa tutte queste mosse da Assassin’s Creed. E sì che la saga principale temporalmente si svolge sessant’anni dopo allo Hobbit, ma il mio pensiero è stato il seguente:

Ah, non sono più agile come quando avevo 2931 anni!

La cosa che mi è piaciuta di più fin qui è la parte in cui Bilbo si accanisce contro un ragnetto un po’ sfigato per difendere il suo tesssssoro, a dimostrare come l’Anello già stia allungando il suo nero potere (caspita, è nero forte [cit.]). Per il resto, ignorando la scenetta Kili-Tauriel becera (ma di questo parleremo più avanti), gli elfi in malafede catturano i nani e li portano al cospetto di Re Thranduil. E qui accadono cose strane, tra le quali la faccia rifatta del re è quella meno inquietante.

1. Il gratuitissimo fanservice del colloquio da Re a Re, con Thranduil che, citando Jane Porter, non ha alcun rispetto dell’altrui fisicità e degli spazi personali. Anche qui, flash brillano nella mia mente e nope nope nope nope nope.

Nope nope nope nope nope nope nope nope nope nope

Thorin risolve più o meno come Leonidas in questo colloquio, ossia mandando a quel paese Re Thranduil (e si vanta pure della cosa con Balin, che, povero, scuote la testa ormai vicino all’esaurimento nervoso… esaurimento a cui si può imputare secondo me il suo desiderio di cacciarsi in un’altra miniera mortale dopo essere a fatica scampato a Erebor, ma C’È TEMPO per tutto ciò), il che allontana il flash inquietante da me, se non per piombare in qualcosa di ancora peggiore.

2. Il rapporto Legolas-Tauriel. E lo strano modo di impicciarsi di papà Thranduil, sintetizzabile in: “Oh ciccia, mio figlio ha una cotta per te. Guai se gli dai speranze a cui non potrai adempiere.”
Uscita infelice a cui segue un discorso surreale tra lui e Tauriel e che mette, a mio avviso, parecchio della caratterizzazione del personaggio in dubbio. Tauriel infatti è una pischella, per l’età degli elfi (Legolas come abbiamo detto dovrebbe avere 2931 anni ed è nella fase adolescente ribbbbelle, per capirci), eppure è a capo della Guardia reale di Bosco Atro. Legolas ci dice che il Re l’ha “favorita” e che quindi lei farebbe meglio a non sfidarlo, quindi ci viene da pensare, almeno a me, che Tauriel sia lì più per simpatia che per meriti effettivi, malgrado tutti i salti mortali inutili che riesce a fare in un combattimento. Però Thranduil la smerda subito ammettendo che non la reputa minimamente degna di sposare suo figlio. A che scopo, dunque, l’ha favorita? Temo un passato da triste orfanella in serbo per noi, per cui non approfondirò l’argomento. Forse per svelare il triangolo-no di questo film L’affermazione di papà Thrandy infatti ci viene subito confermata da Legolas e le strambe turbe di gelosia per un nano.
Il colloquio tra re e l’indegno elfo silvano inoltre dimostra un rapporto padre-figlio un po’ strano, o forse richiama un po’ troppo le scene in cui Elrond diffida Aragorn dal provarci con sua figlia… Solo che in questo caso capisco che Elrond parli “all’uomo” (non prendetemi per anti-femminista, ma parliamo di un mondo molto medievaleggiante e maschilista, per cui contestualizzato ci sta) e comunque poi si concentra sulla sua creatura per impedire un matrimonio a suo dire infausto… Preoccupato però dal fatto che Aragorn, per quanto longevo, è un essere mortale, e che Arwen rischia di vivere per l’eternità nel lutto e nel dolore. Capiamo questo padre. Non si capisce invece Thranduil, perché il senso è: “Oh tu, indegna plebea che IO ho innalzato a un rango superiore, non farla annusare troppo a mio figlio, che non vorrei si facesse idee sbagliate.” A meno che lui e Elrond pianificassero matrimoni in gran segreto tra i rispettivi rampolli… Mah.

Legolas, lascia stare che papà non è d’accordo

3. Di conseguenza, diffidata dal ronzare troppo intorno al principe, Tauriel si butta in discussioni stucchevoli con Kili, in gabbia sugli astri e la bellezza e le mamme… Kili mi sembra un po’ italiano mammone, ma sorvoliamo. Anche qui, scenetta abbastanza inutile di novelli amanti sfigati (che poi suvvia, non puoi essere educato per centinaia di anni a disprezzarti reciprocamente e poi cascare così dal pero. Qui non si parla solo di razze diverse con diverse speranze di vita e aspirazioni come per Aragorn e Arwen, si parla di razze che portano avanti una faida millenaria. Non si può!)

Fortunatamente arriva Bilbo, che è scampato alla cattura, e riesce a liberare in maniera rocambolesca i nani; per inciso, nani, prima si scappa e poi si festeggia. Funziona meglio in genere! La compagnia scappa giù per il fiume nei barili in maniera rocambolesca, inseguita prima dagli elfi e poi dagli orchi. La corrente è così forte che Thorin si confonde e salva la vita a Legolas – credo si sia fustigato poi per qualche ora – e la scena è luuuuuunga. I nani riescono a fuggire, anche se Kili è rimasto ferito, e i nostri due elfetti riescono a catturare un orco perché venga interrogato dal re.

Tra la compagnia e la Montagna rimangono un lago e il problema di attraversarlo, problema risolto prontamente da Bard, mentre gli elfi tornano alla reggia. Thranduil interroga il prigioniero col trucco più vecchio del mondo, “dimmi quello che sai e ti salverò la vita” (e Legolas ci casca pure… Ma COME, figliolo mio, COME!) e decide di estraniarsi una volta di più dai problemi della Terra di Mezzo, ordinando di serrare i cancelli di Bosco Atro. Legolas fa per eseguire l’ordine, ma scopre che Tauriel è scappata senza dire niente a nessuno per inseguire i nani, sconvolta alla notizia che la freccia che ha colpito Kili era in realtà avvelenata. La freccia viene definita morgul, ma è un po’ una minchiata. La lama morgul è quella con cui lo stregone di Angmar ferisce Frodo nella Compagnia dell’Anello, per capirci, ed è quella trovata da Radagast nel primo Hobbit. La freccia potrebbe essere semplicemente avvelenata e il dramma sarebbe lo stesso, ma non richiamerebbe così smaccatamente la situazione di LOTR (piccolo essere avvelenato viene salvato dalla grazia di un elfo femmina), ma ci arriveremo anche lì. Ad ogni modo, Legolas decide di inseguire Tauriel e i due prendono la via per Pontelagolungo. Molto astuto il capitano della guardia del re, il cui compito dovrebbe essere difendere la famiglia reale, a trascinare nel pericolo il principe che dovrebbe proteggere, neh? E non avete ancora visto niente.

Ma per oggi mi fermerei qui.

Pubblicato in: Cronache di una studentessa

Essere tesisti: rogne e palle miste

Riemergo dal fortino che ho ormai costruito in casa con i libri che sto utilizzando per la tesi come un fantasma per un breve elenco di bellezze annotate negli ultimi giorni. Cose con cui deve combattere il tesista moderno:

– Pubblica, ma non così tanto: vorrei capire che problema hanno alla facoltà di economia locale. Per entrare è necessario compilare un modulo ogni santa volta (se esci, tipo per andare a mangiare, anche più al giorno) in cui dichiari chi sei, da dove vieni (facoltà universitaria o esterno), lasciare un documento di identità, firmare, dichiarare data e ora di ingresso precisi… Una volta fatto ciò, se sei un esterno come la sottoscritta (sono iscritta in un’altra università da quella di Genova) puoi usare il magico tesserino del tornello, operazione che è obbligatoria in entrata E in uscita. Sospetto sia passato Brunetta ad aggiornare le procedure.

– No bags. Sempre nella suddetta biblioteca non sono ammessi zaini e borse di sorta. Il che vuol dire doversi ammucchiare all’ingresso per tirare fuori tutto ciò che ti serve/ti può servire nella giornata di studio e lasciare il resto in un armadietto con la chiusura elettronica prima del tornello a tessera magnetica. Quindi, se non vuoi essere segnato in uscita e dover ripetere il modulo di prima, arraffi tutti i libri e il materiale che hai dietro, appunti, astucci (nel mio caso anche iPad e tastiera wireless per scrivere più rapidamente) e ti sottoponi alla verifica fiscale descritta prima. E mi hanno pure guardato male quando ho poggiato la pila altissima di roba che avevo in mano (mi uscirà un’ernia a breve, me lo sento) sul banco per pescare la carta d’identità dal portafogli. Condito dal commento un po’ schifato “Ah, ma lei studia a Pavia…” quando ho spiegato che non sono più studente unige.

– I bibliotecari. Lungi da me da fare di tutta l’erba un fascio, ma quanti di voi hanno incontrato bibliotecari a cui dei libri non importava una beneamata fava? Tanti, immagino. Scazzature di ieri (sennò stiamo qui tutto il giorno): la totale indifferenza del bibliotecario a sentire che un libro non era nel posto corretto, sebbene risultasse in sede (ma sì, sarà andato perso!, allegria!) e un tentativo di portarmi via dei libri che stavo consultando per non doversi fermare a metterli a posto dopo l’orario. Mboh.

– E new entry di ieri, gli inservienti. Non mi era mai capitato, ma ieri l’uomo delle pulizie mi ha fatto il cazziatone perché sono una maleducata irrispettosa del lavoro altrui, che pretende troppo e non ha rispetto, e soprattutto che non esce PIÙ dal bagno e gli fa ritardare il lavoro, e che meriterebbe di vedersi aprire il bagno dopo l’orario previsto (cosa che avviene abbastanza puntualmente). Sono stata così maleducata da chiedere se alle 14:20 il bagno fosse già chiuso, visto che così diceva il cartello sulla porta, quando l’orario delle pulizie è 14:30-15:30. Ed è venuto pure a vedere quanto ci stavo in bagno!

Ci mettiamo poi sul fondo i libri dispersi, le copie cadenti (il panico quando li riporti temendo che te li facciano pagare?)… I fondi perduti per cui devi fare domanda al Gran Maestro dei Libri Sacri e Illuminati con prova di iniziazione e marca da bollo per riuscire a entrare e consultare qualcosa, con orari astrusi e pensati evidentemente da un sadico…  Meno male che la vita degli studenti è tutta relax, secondo alcuni!