Pubblicato in: Cronache di una studentessa

Essere tesisti: rogne e palle miste

Riemergo dal fortino che ho ormai costruito in casa con i libri che sto utilizzando per la tesi come un fantasma per un breve elenco di bellezze annotate negli ultimi giorni. Cose con cui deve combattere il tesista moderno:

– Pubblica, ma non così tanto: vorrei capire che problema hanno alla facoltà di economia locale. Per entrare è necessario compilare un modulo ogni santa volta (se esci, tipo per andare a mangiare, anche più al giorno) in cui dichiari chi sei, da dove vieni (facoltà universitaria o esterno), lasciare un documento di identità, firmare, dichiarare data e ora di ingresso precisi… Una volta fatto ciò, se sei un esterno come la sottoscritta (sono iscritta in un’altra università da quella di Genova) puoi usare il magico tesserino del tornello, operazione che è obbligatoria in entrata E in uscita. Sospetto sia passato Brunetta ad aggiornare le procedure.

– No bags. Sempre nella suddetta biblioteca non sono ammessi zaini e borse di sorta. Il che vuol dire doversi ammucchiare all’ingresso per tirare fuori tutto ciò che ti serve/ti può servire nella giornata di studio e lasciare il resto in un armadietto con la chiusura elettronica prima del tornello a tessera magnetica. Quindi, se non vuoi essere segnato in uscita e dover ripetere il modulo di prima, arraffi tutti i libri e il materiale che hai dietro, appunti, astucci (nel mio caso anche iPad e tastiera wireless per scrivere più rapidamente) e ti sottoponi alla verifica fiscale descritta prima. E mi hanno pure guardato male quando ho poggiato la pila altissima di roba che avevo in mano (mi uscirà un’ernia a breve, me lo sento) sul banco per pescare la carta d’identità dal portafogli. Condito dal commento un po’ schifato “Ah, ma lei studia a Pavia…” quando ho spiegato che non sono più studente unige.

– I bibliotecari. Lungi da me da fare di tutta l’erba un fascio, ma quanti di voi hanno incontrato bibliotecari a cui dei libri non importava una beneamata fava? Tanti, immagino. Scazzature di ieri (sennò stiamo qui tutto il giorno): la totale indifferenza del bibliotecario a sentire che un libro non era nel posto corretto, sebbene risultasse in sede (ma sì, sarà andato perso!, allegria!) e un tentativo di portarmi via dei libri che stavo consultando per non doversi fermare a metterli a posto dopo l’orario. Mboh.

– E new entry di ieri, gli inservienti. Non mi era mai capitato, ma ieri l’uomo delle pulizie mi ha fatto il cazziatone perché sono una maleducata irrispettosa del lavoro altrui, che pretende troppo e non ha rispetto, e soprattutto che non esce PIÙ dal bagno e gli fa ritardare il lavoro, e che meriterebbe di vedersi aprire il bagno dopo l’orario previsto (cosa che avviene abbastanza puntualmente). Sono stata così maleducata da chiedere se alle 14:20 il bagno fosse già chiuso, visto che così diceva il cartello sulla porta, quando l’orario delle pulizie è 14:30-15:30. Ed è venuto pure a vedere quanto ci stavo in bagno!

Ci mettiamo poi sul fondo i libri dispersi, le copie cadenti (il panico quando li riporti temendo che te li facciano pagare?)… I fondi perduti per cui devi fare domanda al Gran Maestro dei Libri Sacri e Illuminati con prova di iniziazione e marca da bollo per riuscire a entrare e consultare qualcosa, con orari astrusi e pensati evidentemente da un sadico…  Meno male che la vita degli studenti è tutta relax, secondo alcuni!

Pubblicato in: Cronache di una studentessa

La tentazione del master

Mentre mi sto arrabattando per convincermi che devo almeno scrivere qualche pagina di tesi prima di partire per Londra, così da far sapere al mio relatore che non sono scappata a Timbuktu e che voglio davvero laurearmi a febbraio, negli ultimi giorni mi è venuta un’idea folle, forse insana, e sto cercando di psicanalizzarmi per capire che voglio fare davvero.

Master o non master, questo è il problema.

Ci avevo rinunciato con la mail da Bologna che annunciava che, malgrado i messaggi speranzosi sul sito, non sarebbe stato riattivato il master in editoria. In più, un po’ col tono della volpe che non arrivava all’uva, mi ero detta che pazienza, tanto sono in ritardo, e visto anche il piano di laurearmi a novembre è sfumato non avrei fatto in tempo a iscrivermi da nessuna parte. Poi l’altro giorno mi si è aperto casualmente (giuro, casualmente) il bando di un master a Milano che ha esattamente il programma che ho sempre sognato, due corsi teorici e più di 600 ore di laboratori e altre 420 di stage nelle migliori case editrici del paese, e che inizia a gennaio, ma che accetta laureandi entro febbraio, basta mandare la domanda entro un mese.

Il pensiero è stato: belin, manca il banner “Laura, Laura, we want you!” e poi la pagina è stata fatta per me.

E poi partono i pensieri, le mille seghe mentali per cui sono famosa, sia a livello economico che davvero, psicologico. Lo voglio fare per davvero o è una presa di tempo perché il mondo del lavoro mi spaventa… E anche lì, chi non sarebbe spaventato, però prima o poi dovrò farci i conti. Forse sono preoccupata perché non sono convinta della mia preparazione attuale, perché nonostante a Pavia mi sia trovata bene non mi sembra di essere cresciuta particolarmente da quando ho finito la triennale e ho cambiato università. Il fatto (e la rabbia anche) che le specialistiche non specializzino affatto, almeno nel mio caso, e che buona parte delle conoscenze e competenze che mi servono in questo lavoro le ho acquisite in proprio, tramite hobby un po’ insoliti come le fanfiction, o per periodi di lavoro che non posso dimostrare in quanto in forma di infiniti stage e lasciamo perdere il resto. E anche se so che una volta davanti al computer potrei dimostrare quanto so e quanto so fare, prima alla scrivania ci devo arrivare.

Sì, per ora i colloqui che ho fatto per i due stage/lavoretti editoriali che ho fatto sono stati positivi, perché a chiacchierare sono una maestra (viva la logorrea) e non ho paura di dire quello che penso, ma due non fanno la norma. Forse è solo mancanza di fiducia in me stessa…

Forse ho paura a lasciare il caldo nido degli studi, la consapevolezza che, per quanto sia stronzo un professore, alla fine sia nelle mie mani la preparazione e l’esito di un esame, l’indipendenza nel pormi degli obiettivi e nel raggiungere i risultati che mi sono prefissa… Forse un mix delle cose. Però mi sento eccitata e incuriosita come non mi capita da un sacco di tempo. E di nuovo, mi chiedo: sarebbe lo stesso se avessi ottenuto un lavoro, anche in prova, che mi piace, un incarico nell’editoria come sogno?

E anche lì, per lavorare in questo settore prima o poi dovrò spostarmi a Milano, credo, o quanto meno andarmene da Genova visto che le case editrici si contano su tre mani, forse perfino due. Il master sarebbe un primo periodo di ambientamento su, e un punto di partenza da cui cominciare poi a cercare.

Non lo so, la domanda la manderò. Però devo farmi parecchie domande. Vorrei avere lo stesso entusiasmo nello scrivere la tesi, ma ormai la avverto come una formalità (forse c’entra anche la mia altissima, schifosissima, levissima media di partenza), e ho solo voglia di chiudere questo percorso. Anche se il “dopo” mi spaventa un casino.